Filetto di pesce ghiotto ghiotto



Non ho scritto red snapper, ma questa ricetta l'ho fatta con questo pesce del mar arabico che cucino in tutti i modi possibili, visto che è l'unico pesce che trovo fresco al supermercato [al mercato del pesce invece non ci vado più perché sono stata fregata abbastanza, che peccato!], avrei senza dubbio preferito il pesce stocco.
L'altro ieri volevo comprare ancora il pesce fresco da surgelare, ma appena arrivata al reparto pesce mi son cascate le braccia e mi sono chiesta chi avrebbe comprato quei filetti evidentemente stravecchi e ho subito girato i tacchi [che non ho] per allontanarmi dalla visione orrenda. E quindi per un po' niente pesce fresco, quello di oggi è l'ultimo pezzo di un enorme red snapper freschissimo che avevo surgelato qualche settimana fa, e l'ho cucinato alla ghiotta, una ricetta della cucina tradizionale siciliana ma anche calabrese [senza uvetta] che si fa col baccalà o col pesce stocco, che sono due metodi diversi di conservazione del merluzzo, sotto sale oppure essiccato.
Perche ho scritto ghiotto ghiotto? In India gli aggettivi vengono sempre raddoppiati per intensificarli o per fare il superlativo.
Certo la ghiotta non si fa col red snapper, ci vuole un pesce come il pesce stocco dal gusto deciso, ma per oggi mi sono accontentata.

Ecco gli ingredienti:

  • pesce - baccalà, pesce stocco, stoccafisso, o merluzzo
  • patate
  • pomodori freschi o pelati
  • l'origano fresco è una mia aggiunta solo perché l'avevo in frigo
  • cipolla e aglio 
  • sedano
  • olive verdi ma anche nere, io metterei anche le kalamata
  • capperi
  • uvetta lavata e ammollata
  • foglia d'alloro 
  • peperoncino se vi piace, io stavolta non l'ho messo
  • vino bianco - opzionale
  • pinoli - io qui me li sogno e comunque sono buoni solo quelli italiani 
  • olio extra vergine di oliva
  1. Ho rosolato la cipolla con la foglia d'alloro, poi ho aggiunto sedano, olive e capperi tritati, i pomodori a filettini e il pesce, ho sfumato con il vino, ho messo le patate e coperto d'acqua.
  2. A metà cottura ho aggiunto le uvette e le foglioline di origano fresco.
  3. Quando il liquido è ristretto il pesce è cotto ma ovviamente la cottura dipende dal tipo di pesce.

Questa è una padella italiana che ho trovato al supermercato, gli scambi commerciali tra Italia e India sono in fase di boom addirittura con le pentole! Speriamo che mi duri di più di quelle indiane.

Spaghettini al burro e salvia con salsiccia piccante e Parmigiano Reggiano


Ieri avevo del parmigiano appena comprato, molto buono e stagionato, poi al super ho trovato anche la salvia fresca a foglioline molto tenere e volevo utilizzarla in qualche modo senza però mettermi a fare cose complicate, e così ho pensato di fare due spaghettini solo con burro e salvia, un poco di pepe e tanto parmigiano. Un piattino semplice che forse sembrerà troppo stupido per farci un post ma che invece si è rivelato interessante quando all'ultimo momento ho deciso di metterci anche il salame Napoli comprato lo stesso giorno, veramente è una salsiccia più che un salame.

Volete vedere come tagliano il Parmigiano in India? Questo è mezzo chilo, tagliato a fetta sottile, che appena l'ho aperto si è ovviamente frantumato in strisce che si sbriciolano e non facili da grattugiare. Hai voglia a dirgli che questo non è il modo giusto di tagliarlo, che bisognerebbe fare dei blocchi quadrati, ti guardano straniti dicendoti che certo che si può grattugiare, come se loro l'avessero sempre fatto.
Lo so che avrei dovuto fare al mio solito, comprarne due chili e poi tagliarmelo a pezzi squadrati, ma non avevo voglia di spendere 82€ solo per il formaggio, talvolta faccio i conti.
Questi sono i prodotti italiani che all'estero si apprezzano tantissimo, era un po' che non lo compravo e da qualche settimana usavo un gouda stagionato made in India che mi sembrava accettabile, anche perché dopo un po' ci si dimentica del sapore originale, e invece appena ho assaggiato di nuovo il Parmigiano le mie papille hanno fatto festa. Il gouda indiano è diventato immediatamente immangiabile!



E quindi molto semplicemente ho fatto sciogliere del burro salato in padella, ci ho fatto rosolare tanta salvia, molto delicata di sapore, la salsiccia piccante e una macinata di pepe, ci ho mantecato gli spaghettini e li ho spolverati di abbondante Parmigiano Reggiano.

Il panino all'americana con la mortadella fritta



Non so se lo sapete ma gli americani friggono tutto compresa la birra! Immagino le vostre facce!
La prima volta che ho sentito parlare di mortadella fritta è stato qualche anno fa quando conobbi un ragazzo americano che appena saputo che ero italiana mi raccontò quanto gli piacesse il panino con la baloney fritta, il cibo italiano che preferiva in assoluto.
Baloney è una parola slang che in inglese significa nonsenso, e di solito si dice per esprimere incredulità, insomma io direi "palle", cioè se sentite il bel rusconi declamare le sue doti di compassione e che cuore grande lui abbia nel prendersi cura di ragazze bisognose, cosa rispondereste? Baloney! Appunto palle, a voler essere educati, e quindi sul momento non ho capito se si riferiva alle "palle" che raccontano gli italiani, oppure cos'altro? Quando risposi che non capivo cosa fossero le baloney fritte mi tira fuori la mortadella. Al che rispondo baloney! in Italia i panini non si fanno con la mortadella fritta, perlomeno io non l'ho mai saputo, mi sembrava anche molto strano, e già immaginavo il grasso grondante, ma lui insiste che è meravigliosa e che devo assolutamente provarla.
Ma perché la chiamate baloney? Non lo sapeva esattamente, ma alla fine afferro che baloney è la versione americana di Bologna, e già anche i lumbard la mortadella la chiamano bologna!




E allora eccola qui, non ci potevo credere ma in America veramente fanno i panini con la mortadella fritta, e se non è fritta pensano che sia cruda! Oggi sono andata al super, l'ho trovata, e appena arrivata a casa distrutta e affamata me la sono fatta per pranzo.

Di solito non la mangio fritta, ma oggi mi son venuti in mente questi tre motivi:

1) un bel po' di grasso rimane in padella e la mortadella viene croccante
2) anche se la busta è ancora sottovuoto e non scaduta non mi fido della catena del freddo indiana (ma esiste?) e quindi la cucino per distruggere eventuali germi
3) .  . . l'ho pensato prima di scrivere il post ma non me lo ricordo più, sto decisamente invecchiando

Edit del giorno dopo quando mi si è accesa la lampadina: 
appena ho dato il primo morso a un semplice panino con mortadella, senza salsa e senza senape, che mi sono fatta per una fame serale improvvisa, mi sono detta . . . e se ieri l'avessi mangiato così come avrei potuto fare il post? E allora ecco qual'era il terzo motivo!!! Ho fatto la mortadella fritta per voi miei cari amici lettori.

Come la faccio?
Metto le fette di mortadella in una padella antiaderente, senza alcun grasso e con qualche spicchio d'aglio, e si perché in India gli spicchi sono molto piccoli, le faccio rosolare fino a che diventano croccanti ma non troppo secche.

Io qui riesco solo a trovare la mortadella italiana tagliata sottile, in busta sottovuoto, ma credo che in America la facciano con fette piu grosse. Però poi non ci metto la maionese come fanno gli americani, ma un poco di senape oppure una salsina verde di qualsiasi tipo, questa della foto è molto simile a quella coi cetriolini che vi ho già raccontato QUI.

Non so se ho gustato di più il panino o la trasformazione delle foto in quadretti colorati.

Profumo di origano selvatico con aglio fresco che fa bene al cuore


Se non l'avete ancora notato eccomi con questo gioco della trasformazione delle foto, con una tecnica che invece di esaltare la perfezione del digitale in un certo senso la distrugge. Praticamente è come se facessi le foto con una macchinetta di cartone e la lente di plastica, ma il risultato mi piace, mi sembra di dipingere i piatti, che nella loro semplicità vedevo troppo piatti (pun intended).
La dura verità è che non essendo in grado di impiattare come uno chef, e nemmeno di fare ricette da chef, mi diverto almeno a pennellarli di colore per accontentare anche il mio occhio dopo aver soddisfatto la bocca e lo stomaco. Per non dire che photoshoppando stimolo anche il mio cervello tenendolo attivo e creativo.

Oggi vi presento il mio pranzo favorito in assoluto, quello che mi evoca il profumo della pineta e il sapore del mare, il sole caldo e la brezza rinfrescante, che stimola piacevolmente le mie papille gustative e sazia sempre la mia fame.

La foto qui sotto è "normale", si vedono meglio i particolari e vi starete chiedendo ma quanto aglio c'è?


L'aglio è tanto, freschissimo, quello con la pelle ancora morbida che fa bene al cuore,
l'origano è quello giusto, italiano dell'ultima stagione che purtroppo sta per finire,
l'olio ovviamente extra vergine di oliva di prima spremitura,
il sale è quello integrale organic di Trapani,
e con dei pomodori sia pure indiani ho fatto questa insalata calabrese che adoro, memore di bei ricordi di gioventù.
Ma quando mi sono seduta a mangiarla ho dimenticato tutto e l'ho gustata nel qui e ora.

Perfetta anche da mettere dentro al panino o sopra le friselle dopo averla lasciata riposare per venti minuti così che si formi un bel sughetto.

Ma voi l'avreste mai pensato che in India si vende il nostro sale? [5 /kg] Mi sono rifiutata per lungo tempo di comprarlo fino a che il sale rosa dell'Himalaya che ho sempre usato normalmente ha cominciato a lasciare piccoli residui non sciolti che finivano sempre tra i miei denti.


Aglio e origano, con olio evo e sale sono anche il condimento che preferisco per il filetto alla piastra che faccio sulla tawa indiana di ferro pesante.
Il filetto condito così e anche un po' bruciacchiato soddisfa completamente i miei cravings di carne. Raramente quindi mi metto ad esplorare il settore carne in cerca di ricette nuove, piuttosto vario i contorni, dalle insalate miste sempre diverse alle semplici patate bollite, schiacciate e condite con sale e olio.
Aglio, origano, olio extra vergine di oliva, carne alla griglia e pomodoro in insalata, che si può volere di più per essere di buon umore a tavola? Con questo non pretendo che tutti capiscano, anzi sono certa che io stessa mi terrei alla larga da tanto aglio se domani dovessi andare in ufficio. Beata me!

E naturalmente per oggi non vi bacio!

Pallette di polenta con sugo ai funghi e straccetti di filetto



Le pallette chiamate anche matuffi sono un piatto tradizionale toscano della Versilia a base di polenta condita con ragù di carne o sugo di funghi, come ho imparato da Rossella. Pallette perché si prende la polenta a cucchiaiate, sembrano palle un po' schiacciate ovali, e si condiscono alternandole col sugo. Le mie sono venute molto morbide e quindi sembra una polenta pasticciata.
Stavolta ho fatto la polenta nella pentola a pressione, non si è bruciata, è venuta bene ma posso migliorare, era un po' troppo molle e avevo fame quindi non ho aspettato che si rassodasse, poi era almeno per tre persone al mio solito, e quindi quella rimasta, già condita col sugo, domani va in forno e diventerà perfetta. Penso che ci metterò su un bel po' di parmigiano grattugiato che oggi non avevo ma domani spero di trovare al super.

Il sugo l'ho fatto così:

Ho ammollato i funghi secchi misti, italiani e cinesi, nell'acqua tiepida finché si sono ammorbiditi.
Ho fatto rosolare nel ghee con olio evo una cipolla tritata e due spicchi d'aglio, ho aggiunto pepe, rosmarino, foglia d'alloro, prezzemolo. Poi ho messo i funghi strizzati, continuato a rosolare, ho sbriciolato mezzo dado star ai funghi e sfumato con vino bianco.
Alla fine ho aggiunto l'acqua d'ammollo filtrata e ho lasciato cuocere a fuoco dolce per mezz'ora mentre la polenta era nella pentola a pressione.

Se vi fermate qui questo piatto è vegetariano, e se andate avanti vi inoltrate nel mondo degli onnivori.

Ho poi tagliato a fettine sottili un pezzo di filet mignon ancora mezzo surgelato (così si taglia perfettamente) e l'ho fatto saltare in padella con un poco di ghee. Avrei dovuto anche asciugarlo bene con carta cucina e invece così ha rilasciato quell'acqua che fa la schiumetta che non mi piace.
Alla fine ho unito la carne ai funghi, ho dato una spolverata di pepe e ho condito la polenta col sistema a pallette, nel mio caso super morbide.
Non avevo parmigiano ma chi ce l'ha lo metta. Davvero un bel piatto succulento.

Pollo aromatico leggero con riso basmati cotto nel brodo



Un pollo bollito ma diverso dal solito, cotto con alcune spezie particolari, profumatissimo e leggero che sono certa piacerà a tutti, anche a chi non ama i cibi speziati, io lo trovo perfetto per un pranzo leggero e sostanzioso.

Avrei voluto dirvi che si può servire con qualsiasi riso ma poi ho pensato che no, ci vuole il basmati, ma sono certa che andrebbe benissimo anche con nidi spezzati o tagliolini.

Ingredienti:
  • mezzo petto di pollo o una coscia, senza pelle e senza grassi
  • acqua - un litro e mezzo se usate la pentola a pressione, altrimenti due litri
  • 1 carota piccola
  • 1 gambo di sedano con le foglie
  • 1 mazzetto di coriandolo fresco (che potete sostituire con gambi di prezzemolo)
  • mezzo porro 
  • 1 cipolla
  • 1 spicchio d'aglio
  • 1 pomodoro tagliato in due
  • 1 cm di cannella
  • 1 fettina di zenzero
  • 1 cucchiaino di semi di finocchio
  • 5 grani di pepe
  • 1 baccello di cardamomo intero
  • 1 chiodo di garofano
  • 1 cucchiaio abbondante di semi di coriandolo
  • 1 foglia di alloro
  • mezza foglia di macis (il macis avvolge la noce moscata con cui si può sostituire)
  • 2 foglioline staccate da un'anice stellato 
  • sale q.b.
  • burro salato q.b.
  1. Ho messo tutti gli ingredienti nell'acqua e fatto cuocere cinque minuti, dopo di che ho messo il pollo nel brodo e ho chiuso la pentola a pressione.
  2. A cottura ultimata ho prelevato parte del brodo e l'ho usato per cuocere il basmati, dopo averlo lavato e ammollato come da procedura ampiamente illustrata QUI.
  3. Il petto di pollo bollito rimane asciutto, secondo me,  ma non avevo la coscia che avrei preferito, quindi l'ho servito con burro salato e una ciotola di brodo.
Mi è piaciuto molto per il profumo e il sapore delicato ma preciso, e per l'aspetto semplicissimo che sorprende però al primo assaggio.

Vorrei specificare che in questo brodo non ci vanno assolutamente i semi di cumino o altri semi diversi da quelli della lista, al massimo potete mettere un dado di pollo. Da evitare anche qualsiasi polvere indiana tipo curcuma, curry o garam masala. Vi dico questo perché lo so che vi piace giocare con le spezie ma vi prego di non sostituire queste spezie con altre che vi sembra possano andar bene, non tutto si può mischiare. D'accordo? Altrimenti che sto qui a fare?

La polenta cremosa


All'inizio del mio stare in India mi mancava la polenta! Dopo qualche anno avevo trovato però la farina di mais anche se macinata troppo fine, gli indiani ci fanno una specie di chapati con il daikon grattugiato, e avevo immaginato che una polenta sia pur cremosa sempre polenta è.
Appena ho aperto il pacchetto di farina ho cambiato subito idea, l'odore era terribile, niente a che vedere col granturco che conoscevo io, aveva quel tipico odore di India, che poi ho trovato nel basmati e anche nelle verdure o nella frutta, quell'odore di sacco di iuta usato e stra-usato mai lavato, che impregna tutto quello che ci sta dentro in modo permanente, al punto che spesso devo dar via quello che compro perché questo odore lo sento anche dopo ripetuti lavaggi. Questo ve lo dico per farvi capire che tutto quello che vedete su questo blog è frutto di ricerca e selezione, non è che vado al mercato, compro e poi cucino, non è così semplice.

Da qualche anno le cose sono leggermente migliorate, si trovano anche prodotti bio, e l'altro giorno, dopo almeno quindici anni [e si, la seconda chance mica sempre la offro subito], mi viene in mente di riprovare a fare la polenta con questa farina di mais macinata molto sottile. L'odore cattivo non c'è più, ma non c'è nemmeno l'odore della nostra polenta, poco male la polenta si può fare.
È venuta una polenta cremosa buonissima, come consistenza sembrava di mangiare una crema pasticcera densa dal gusto leggermente salato, ed è stata una rivelazione. Adesso devo trovare il modo di evitare di stare davanti al fuoco per mezz'ora rimestando, forse i tempi di cottura si possono ridurre e allora mi ritrovo a poter sperimentare nuove ricette.
Qui la polenta l'ho tagliata a fette super morbide e l'ho fatta rosolare nell'olio extra vergine per fare la crosticina dorata.
Ma in Italia esiste la farina di polenta macinata fine?

Pennette c'anciova, sardine e muddica atturrata


Stamattina come al solito dopo aver fatto la doccia e preso un po' di sole in terrazza, non per l'abbronzatura ma perché fa bene alle ossa, ero seduta in cucina al computer in cerca d'ispirazione, una mezza idea veramente ce l'avevo, sardine in scatola, che da quando ho inventato il metodo dell'acqua calda mi piacciono un sacco, e Google mi presenta in prima linea il blog della famosa cavoletta che veementemente esclamava sardine in scatola? sia mai! io uso le sardine fresche! e poi chissà perché le sardine fresche le ha presentate dentro la scatola delle sardine in scatola! stranezze normali da food blogger suppongo. Ma il mistero rimane su chi ha mangiato le sardine che c'erano nella scatola. Le avrà date al gatto?

Non mi ricordo le sue parole esattissime ma questo è quello che ho tratto da una lettura veloce, e se volete ridere vi dico pure che mi ha fatto venire in mente la sindrome di Maria Antonietta [che mangino le brioches se il pane non c'è]. Che nel mio caso sarebbe, se non ci sono le sardine fresche mangiati il caviale! ma quale caviale? le ovette tirate fuori fresche fresche dal pancino del beluga? o van bene anche i gamberoni col salmone che ha appena risalito la corrente?! Domande che non avranno mai risposta ma tant'è sono retoriche.

E vabbene, allora qui solo sardine in scatola mi ritrovo [o il solito tonno e al massimo della vita il red snapper] e quindi dopo aver letto qualche ricetta di sardine sul web preferisco fare da me. Poi passando a visitare i vostri blogs ecco Elena della Montagna incantata che propone la pasta margherita c'anciova! mamma mia che buona! e subito ricordi di vacanze passate in Calabria mi assalgono, un languore mi prende lo stomaco e mi metto subito a spadellare, anzi telefono pure a un'amico che una pasta così bisogna condividerla. Questa è una ricetta siciliana ma anche calabrese.

La ricetta originale di Elena la trovate cliccando il link, e la mia segue con qualche modifica perché ovviamente non ho la pasta margherita e nemmeno i pinoli ma il gusto non ne ha per niente risentito, sempre super saporito, erano anni che non la facevo. Per chi non lo sapesse la pasta margherita è un tipo di pasta lunga di semola a forma di tagliatelle larghe con i bordi ondulati.

Si lo so che sarete perplessi perché le anciove sono le acciughe e io stavo parlando di sardine, ebbene avevo mezzo tubetto di pasta d'acciughe da finire che ha dato il gusto perfetto al sugo, e una scatoletta di sardine che ha contribuito ad arricchirlo. E poi certamente non ho l'estratto di pomodoro autentico casalingo di Elena, ma menomale che anche in India 'supercirio' c'è!

Ingredienti per due persone:
  • pennette o pasta margherita se la trovate [quanti grammi a testa ne mangiate? ecco quelli!]
  • 140 grammi di supercirio, cioè una scatoletta intera di concentrato di pomodoro
  • 3 filetti di acciughe sott'olio o una bella spremuta dal tubetto della pasta d'acciughe [italiana]
  • una scatola di sardine processate nell'acqua bollente [rispiego sotto al punto 1.]
  • una bella manciata di uvette, lavate e ammollate
  • 2 spicchi d'aglio
  • 1 peperoncino rosso fresco semi-piccante
  • olio extra vergine di oliva
  • pangrattato fresco almeno 3 cucchiai a testa [a me piace abbondare]
  • un pizzico di zucchero
  • niente sale, il sugo era così saporito che non ho salato nemmeno l'acqua della pasta
  1. Per prima cosa bollite mezzo litro d'acqua, spegnete il fuoco, prendete una sardina alla volta con la forchetta e dolcemente lasciatela scivolare nell'acqua. Dopo un minuto riprendetele delicatamente con la forchetta e adagiatele su un piatto. Noterete che olio e scaglie rimangono nell'acqua che butterete mentre le vostre sardine senza olio hanno acquistato il profumo di mare. Questa è una tecnica inventata da me che elimina davvero quell'odore di scatoletta e mi consente di mangiarle più spesso.
  2. Mettete in padella l'olio con l'aglio tritato e le acciughe o la pasta d'acciughe, il peperoncino, e quando l'aglio diventa appena dorato aggiungete l'estratto di pomodoro e fatelo rosolare per un minuto. 
  3. Riempite la scatola di 'supercirio' con acqua, per due volte, versatela in padella, sciogliete l'estratto, aggiungete l'uvetta e fate cuocere per circa mezz'ora, aggiustando di acqua se necessario, ma io non ne avuto bisogno visto che copro la padella con un piatto di acciaio dentro cui metto dell'acqua. Questo sistema fa ripiovere in padella il vapore che si accumula sotto al piatto, mantenendo la salsa sempre umida, evitando che bruci.
  4. Poco prima che il sugo sia pronto ben ristretto aggiungete le sardine spezzandole con la spatola di legno e amalgamandole alla salsa.
  5. Tostate il pangrattato con mezzo cucchiaino d'olio, rimestando in continuazione per non farlo bruciare, e appena ben dorato toglietelo subito dal padellino  perché altrimenti anche senza fuoco si brucerebbe col calore residuo. O meglio, come suggerisce Alma nel commento: "La mollica non "atturarla" insieme all'olio, ma aspetta che sia dorata e quindi aggiungi un filino d'olio giusto il tempo per farla tostare... trucco tramandatomi dalle donne di famiglia." 
  6. Versate la pasta cotta al dente in padella, mantecatela nel sugo sul fuoco e servitela con il pangrattato.
E qui una bella birra chiara freschissima l'avrei bevuta super volentieri, ma le birre indiane purtroppo sono tutte piene di glicerina usata come conservante perché il trasporto avviene a temperature tropicali e i trasporti frigorifero non esistono. Ovviamente non fa per me, anche perché la gradazione alcolica è di gran lunga superiore a quella dichiarata e la gente si ubriaca con una bottiglia; per fortuna ho scoperto questa cosa alla mia prima visita in India e dopo averla assaggiata non ho mai più bevuto birra indiana.

Ma per chi proprio non può farne a meno c'è però il trucco di Lonely Planet che pare funzioni. Non che io l'abbia mai provato, piuttosto non bevo birra. Per eliminare la glicerina si capovolge la bottiglia di birra dentro un contenitore con dell'acqua, la glicerina pesante scende dentro l'acqua e la birra, ovviamente un poco annacquata, rimane nella bottiglia. Se qualcuno di voi intende venire in India si ricordi di questo particolare! Questo video "glycerin in beer" fa vedere come fare, e questa pagina di nomad4ever mostra le foto e spiega la situazione.

Paneer o pollo, polpettine o patate indian style


Oggi vi offro un sistema per giocare con ricette indiane a base di paneer [panir] ma che potete applicare anche al tofu, al petto di pollo, alle polpettine o alle patate, ma anche ai gamberi o al pesce, altrimenti che sistema sarebbe?

La gran maggioranza delle ricette indiane cominciano con rosolare i semi di senape nera con le foglie di curry, ma io salto quasi sempre questo primo punto perché i semi bruciano troppo facilmente e diventano amari rovinando tutto il piatto. Le foglie di curry voi non le avete quindi saltiamo questo primo passo.

Cominciamo quindi facendo rosolare la cipolla nel ghee, quando diventa trasparente si aggiunge un trito di aglio e zenzero, si continua a rosolare e alla fine si aggiunge la curcuma, i semi di coriandolo in polvere,  i semi di cumino e il peperoncino piccante continuando la cottura per qualche minuto.


A questo punto siete già a metà dell'opera, basta aggiungere l'ingrediente che preferite, con o senza pomodoro, con o senza latte di cocco, con o senza panna, e finire di cuocere aggiungendo alla fine il coriandolo fresco. Di solito se c'è il latte di cocco non c'è la panna.

A proposito di latte di cocco vi ricordo che se non trovate quello denso in tetrapak, o in polvere solubile, potete farvelo fresco con lo stesso metodo del latte di mandorla, tritando e strizzando, come spiego qui nel post dell'Appam.

Si può aggiungere il curry in alternativa, che comunque gli indiani non usano, ma devo pur farvi usare le scatolette che avete in dispensa, e per addolcire il sugo si aggiungono anche anacardi o mandorle tritate fini, quasi sempre anche zucchero.

Vi sto per svelare tutti i misteri!

Mettiamo il caso che vogliate fare una ricetta con la salsa di pomodoro, quella italiana in bottiglia va benissimo, in India esiste il tomato puree, una specie di estratto in tetrapak da 200 grammi che non mi piace per niente, di solito si usa grattugiare i pomodori freschi, quelli che io chiamo da insalata, e si aggiunge sempre un poco di zucchero. Gli indiani usano molto anche il tomato ketchup, e devo dire che ci sta bene, solo che io non lo compro mai avendo in mente che voglio farlo da me, ma non mi sono ancora decisa.
Altre varianti prevedono, quando la salsa è ristretta, l'aggiunta di qualche cucchiaio di yogurt intero sbattuto e un cucchiaio di succo di limone, oppure il tamarindo seccato e ammollato per ottenere il gusto agro (come noi usiamo il vino), dopo di che si può aggiungere anche panna o latte di cocco.


Comunque decidiate di scegliere otterrete sempre una ricetta indiana ottima senza possibilità di sbagliare, basta che all'inizio della vostra avventura non esageriate con gli ingredienti, e solo quando avrete afferrato la sinfonia dei vari gusti e delle spezie potrete mischiarli a piacimento senza sbagliare mai.

Ammettiamo che adesso sia arrivato il momento di fare una ricetta a base di paneer. Non mettete il tamarindo ma solo un poco di succo di limone; e nemmeno il curry, ma tutti gli altri ingredienti che vi ho suggerito sopra, otterrete così il paneer butter masala, dove butter è il burro che gli indiani amano molto insieme alla panna.



Quindi alla salsa quasi pronta si aggiunge la panna, il paneer a cubi, pre rosolato ma anche nature, si finisce di cuocere e restringere il sugo, si spolvera alla fine un bel pizzico di garam masala [vedi sotto come farlo], si mette un bel pezzo di burro on top e il solito coriandolo fresco che oltre al sapore porta allegria e colore.

Si serve di solito con riso basmati, ma ovviamente volendo c'è anche il chapati o il pane, e c'è sempre da pucciare un bel po'.



Il colore della mia salsa è rosso perché non ho usato panna ma ho messo una manciatina di anacardi tritati, con la panna diventa color arancio. Agli indiani piace molto la panna, che usano per arricchire il piatto, e anche il burro, ma io li ometto quasi sempre ottenendo comunque una salsa piccante e speziata molto gustosa.

Mentre vi ho detto che il paneer si può aggiungere alla salsa senza averlo prima rosolato, se volete fare questa ricetta col pollo a bocconcini o con le polpettine [kofta]  invece dovrete rosolarli prima di aggiungerli alla salsa. Li chiamerete pollo masala o kofta masala.
È anche vero che non è assolutamente necessario rosolarli prima di metterli nella salsa ma allora dovrete aggiungere alla salsa acqua o latte in modo da cuocerli perfettamente, e volendo si può lasciare la salsa molto fluida e chiamarla curry.

E se invece volete fare solo delle patate masala, aggiungetele rosolate o cotte al vapore.

Per il pesce suggerisco di omettere la panna ma decisamente usare il latte di cocco e possibilmente il tamarindo, il resto va tutto bene.


In conclusione con questo post avrei finito di postare ricette indiane visto che vi ho svelato tutti i segreti o quasi, oh! naturalmente rimangono i dolci che non mi decido mai a fare, ma un giorno chissà.

Vi ho confuso? Spero di no. Se avete domande specifiche la cui risposta non è inclusa qui vi prego di non esitare, chiedete pure.


Qualcuno mi ha chiesto ma che vuol dire "masala"?
Masala, una parolina di salito associata con le spezie indiane come il garam masala, significa "miscela". Se parliamo di cibo si riferisce a una miscela di spezie, ma per spezie si intende non solo quelle secche che poi si polverizzano, infatti anche un pesto di aglio e zenzero per esempio oppure la cipolla rosolata col peperoncino viene chiamata masala.
Masala però ha un uso molto più esteso e infatti i famosi film di Bollywood si chiamano pure masala perché sono una miscela di danze, storie d'amore impossibili, canzoni e melodramma (che io proprio non amo), e in India è comunque usata moltissimo riferita a programmi televisivi, radio, foto, eccetera.


    Il garam masala, se non lo trovate già pronto, è un insieme di spezie in polvere in prevalenza semi di coriandolo, e a secondo della quantità dei semi di coriandolo si aggiunge un dieci per cento di: cannella, cardamomo verde, chiodi di garofano, cumino e noce moscata. Quindi per ogni 100 grammi di semi di coriandolo si avranno 10 grammi di ogni altra spezia per un totale di 150 grammi di garam masala.


Insalata di kiwi, galgal, pomodoro, cetriolo . . .


Il galgal di cui vi ho parlato l'altro giorno si è rivelato perfetto da aggiungere alle insalate, non ha nemmeno semi che invece abbondano nel lime, e quindi oggi ho fatto questa insalata deliziosa con il galgal e altri ingredienti che avevo in casa, già puliti e disinfettati.
Come al solito non mi stanco di ripetere che io non sono qui a proporvi ricette nella speranza che voi le facciate uguali, assolutamente no, a me piace credere che da questo blog possiate ricevere solo qualche idea, come io prendo da voi, per rianimare e rinnovare la solita minestra o comunque aggiungere qualcosa di nuovo ai vostri già meravigliosi piatti.

Ingredienti per una persona:
  • 1 pomodoro
  • 1 kiwi
  • 1 cetriolo
  • 2 cipolline fresche - la parte bianca fino al verde
  • ½ galgal - il limone semi-selvaggio indiano
  • menta fresca - qualche fogliolina
  • coriandolo fresco - qualche rametto
  • aceto di mela - 1 cucchiaino
  • olio extra vergine di oliva q.b.
  • sale q.b.
Buon appetito!

Masala Chai



Qualcuno si è chiesto come mai in un blog di cucina indiana non ci sia la ricetta per fare il chai, la bevanda nazionale indiana. Chai in hindi significa tè, e masala significa miscela, in questo caso di spezie.
La mia risposta è che per quanto vi possa dare indicazioni precise non riuscirete a fare il chai come lo faccio io, e questo mi ha frenato fino ad oggi dal darvi la ricetta.  Per qualche ragione misteriosa se vedo un chai appena annacquato o con solo un accenno di spezie mi sembra come una brutta copia di un'opera d'arte e mi disturba il senso estetico per il colore errato e le papille gustative che immaginano la non squisitezza.
È vero che ci sono tanti modi per farlo, in America c'è persino l'instant chai con la polverina che si scioglie nel latte come il caffè solubile, ma no, non fa per me, e quindi vorrei darvi la ricetta del chai che viene fatto dagli indiani a casa o che si beve in qualche piccolo shop nelle viuzze del centro dove esiste ancora qualche "maestro del chai" nella speranza che vi ispiri a farlo con cura.

Nei primi mesi del mio soggiorno in India bevevo sempre chai almeno tre volte al giorno, anche perché di caffè buono nemmeno l'ombra, mi piaceva e credevo fosse davvero buono, finché alcuni amici mi han portata in un negozietto tipo bar arredato con una panca e due tavolini bassi. Seduto per terra di fianco all'ingresso e dietro un tavolino basso, c'era un uomo con un grande turbante che versava latte, zucchero e spezie dentro una teiera enorme posta su un fuoco, in continua ebollizione. Aggiungeva spezie o zucchero un poco per volta, a manciatine, sembrava che sapesse che ce ne voleva un altro pochino e via a mescolare e versare da una teiera ad un'altra, in un rituale affascinante.
E poi finalmente ecco il chai versato nei bicchierini di vetro verdino, o erano tazzine? non ricordo esattamente ma il contenitore era piccolo e la prima cosa che ho notato è stato il colore scuro del chai come fosse un incrocio tra caffelatte e cioccolata, e dolce, davvero troppo dolce per me al primo assaggio, ma il profumo delle spezie e il gusto forte mi conquistarono subito.

Da quel momento ho cominciato a farmi il chai tutte le mattine, all'inizio con la miscela comprata nelle scatoline, ma presto ho raggiunto la perfezione, la mia perfezione ovviamente, macinandomi le spezie fresche. Non c'è altra ricetta che io sappia fare così bene da esserne totalmente soddisfatta. Fare un buon chai è un vero piacere oltre che un'arte per cui occorre dedizione.

Vi sembrerò stupida ma forse in qualche vita passata facevo il chai nel mio piccolo shop e non riuscivo ad insegnarlo a nessuno dei miei figli che avrebbero dovuto continuare la tradizione.

Tornando a oggi, non c'è stato verso nemmeno di insegnarlo alla donna (indiana!) che mi cucinava. Anzi, per quante volte le ho fatto vedere l'esatta quantità di spezie e di acqua e di latte niente da fare, il suo chai veniva sempre troppo acquoso per i miei gusti. E ogni volta, visto che lei faceva il chai due volte al giorno anche per la donna delle pulizie, mi chiedeva se doveva farlo anche per me, irrimediabilmente le dicevo no, ma talvolta le dicevo si ma lo faccio io, ovviamente lei era felice perché mi diceva sempre che il chai buono come lo faccio io lei non era proprio capace di farlo, le avrei dato una legnata in testa.
Non mi sto incensando, vi assicuro che per fare un buon chai occorre rilassamento, capacità di vedere i colori e distinguerne le sfumature, un ottimo naso per sentire l'aroma nonché delle buone papille gustative. Gli indiani ce l'hanno nel sangue, mica tutti però, e se anche voi avete tutto ciò siete sulla buona strada.
Con questa premessa come avrei potuto darvi la ricetta del chai a cuor leggero? Ce ne sono già tante nei blogs italiani, ho letto le spiegazioni, ho visto le foto e il colore del chai e mi son detta che se questo è il chai che piace alla gente è meglio che io stia zitta, la mia ricetta del chai sarebbe troppo lunga, la gente non arriverebbe nemmeno a leggerla tutta. C'è ancora qualcuno che è arrivato a leggere fin qui? Allora è meglio che spieghi gli elementi della ricetta.



La prima cosa da fare è comprare il tè per fare il chai, il che vuol dire niente bustine, niente tè in foglie e nemmeno tè polverizzato. Ebbene si, il tè buono per fare il chai non ha nessuna di quelle caratteristiche ma ha le foglioline arrotolate a pallina, come si vede dalla foto qui sopra che si ottengono con un procedimento che si chiama CTC.  Tè del tipo Assam che viene schiacciato (Crush), strappato (Tear) e arricciato (Curl).
Lo so che spesso in occidente vengono usate le bustine normali da supermercato di tè nero a cui si aggiungono le spezie, certamente ognuno fa quello che può ma io sono qui a dirvi come lo faccio io.

Per una tazza io metto un cucchiaino abbondante di tè e poi, se necessario, faccio come l'omino del chai shop aggiungendone poco per volta fino a che appare il colore giusto e se troppo scuro aggiungo latte.



Una volta che vi siete procurato il tè giusto passiamo alle spezie.

Qui c'è una grande varietà di possibilità, infatti se vi capita di trovare le scatoline di masala chai già confezionate date un'occhiata agli ingredienti e vi stupirete, sono tantissimi, ma io alla fine le ho ridotte a tre - cannella - cardamomo verde - chiodi di garofano - più zenzero fresco e pepe nero che però uso solo quando fa freddo e ho bisogno di scaldarmi, il che non succede quasi mai ma può essere utile a voi. Volendo potete aggiungere anche una grattugiata di noce moscata, ma io eviterei completamente l'anice stellato che coprirebbe troppo gli altri aromi, a meno che sappiate dosarlo molto bene.

Oggi pomeriggio mi è venuta voglia di chai e non avevo nemmeno premeditato di fare questo post, ma appena ho messo le spezie nel macinino all'improvviso mentre stavo per schiacciare il pulsante ho pensato che avrei potuto cominciare a fare le foto per un post futuro sul chai, e infatti ho travasato subito le spezie su un piattino, ecco perché son tutte mischiate - cardamomo verde, cannella e chiodi di garofano, e si, il cardamomo lo metto intero perché tanto poi si filtra. Se avete freddo potete aggiungere zenzero fresco grattugiato, o in polvere solo come seconda scelta, e il pepe nero macinato o pestato.

Nota sulla cannella indiana:

Cinnamomum verum è la cannella vera che viene prodotta in Sri Lanka, ed è quella che si trova in Italia, o almeno si trovava in Italia ai miei tempi, adesso purtroppo temo che anche da voi non si trovi tanto facilmente. Ho cercato le immagini con google in italiano e ho visto che l'altra cannella, molto più scura e grossolana viene spacciata per cannella vera.
In India esiste solo la Cinnamomum burmanni che è la corteccia dell'albero Cassia, la stessa che  si usa anche in America e Canada. Prima di venire in India non sapevo nemmeno che esistesse una cannella "bastarda" [traduco letteralmente] che ha un'aspetto rozzo (vedi foto qui sopra), profumo legnoso e costa anche molto meno.
Una volta mi sono presa la briga di andare per negozi e chiedere la cannella vera ma tutti mi hanno detto che quella era la cannella vera, atteggiamento tipico indiano, non sapevano nemmeno che esistesse quella di Sri Lanka. Poi un giorno l'ho trovata importata dalla Germania, cioè aveva fatto il giro del mondo e tornata indietro, ovviamente l'ho comprata, profumo incomparabile, ma poi non l'ho ritrovata più.


Quante spezie ci vogliono per una tazza?

Dovete provare, dipende dal vostro gusto, cominciate con un bel pizzico, nel cucchiaino della foto c'è la dose di spezie che uso io, ma talvolta ne metto di più.
In alternativa potete pestare in un piccolo mortaio i semi di un cardamomo, un chiodo di garofano e un pezzetto di cannella.


Quanta acqua e quanto latte mettere nel chai?

Normalmente si mette metà e metà, però siccome l'acqua evapora durante la cottura la gente normale mette una tazza d'acqua e mezza di latte, a me invece piace fare l'inverso, cioè in mezza tazza d'acqua faccio bollire le spezie per un minuto, aggiungo il tè e faccio sobbollire per un altro minuto, e infine la tazza di latte e lo zucchero e finisco di cuocere fino a che il colore diventa come un cappuccino con la cioccolata. Il tè normale sapete benissimo che non deve cuocere, ma questo è un tè tutto particolare che deve sobbollire per qualche minuto per sprigionare aroma e sapore.

Che tipo di latte?

Il latte deve essere intero e fresco, di mucca o ancor meglio con aggiunta di latte di bufala. Il chai speciale si fa solo con latte di bufala che è molto ricco e rende il chai quasi cremoso.

Si può bere senza zucchero?

No! Lo zucchero è fondamentale, bisogna aggiungerlo subito dopo il latte e farlo bollire, il chai deve essere dolce per poterne apprezzare tutto l'aroma ed è necessario per la reazione chimica che ne arrotonda il gusto. Infatti l'unica ragione perché faccio il chai molto raramente è che per quanto mi piaccia moltissimo non riesco a berlo senza zucchero, e notate che a me le bevande dolci non piacciono per niente, di solito bevo cappuccino senza zucchero. Insomma il chai senza zucchero non è per niente buono e credo che questo sia anche il motivo perché chi è a dieta lo faccia leggero, cioè annacquato, quindi imbevibile.
Ma poi ovviamente fate come vi pare, se vi piace annacquato non sono affari miei.


Ricetta per fare una tazza soddisfacente di chai da 250 ml, o due piccole:
  • 120 ml di acqua buona e leggera, non clorata, io ho sempre fatto il tè con l'acqua minerale naturale
  • 250 ml circa di latte intero fresco
  • 1 cucchiaino abbondate di "tè per chai" Assam CTC
  • 1 cucchiaino scarso di spezie macinate - cannella, cardamomo verde, chiodo di garofano
  • 1 cucchiaio abbondante di zucchero
  1. Mettere l'acqua a bollire con le spezie per un minuto.
  2. Aggiungere il chai e continuare a bollire per un minuto.
  3. Aggiungere il latte e lo zucchero e far riprendere il bollore, a fuoco lento lasciar sobbollire per almeno un altro minuto o due.
  4. Aggiustare di tè o di latte a seconda del colore del chai, deve essere abbastanza scuro e molto dolce.
  5. Filtrare con un colino a trama fitta direttamente sulla tazza.

Curry di zucca con salsa di gamberetti e red snapper al latte di cocco e galgal



Con un titolo così posso anche evitare di scrivere la ricetta, ma come sono arrivata a farla partendo quasi da zero?
Oggi sarei dovuta andare a far la spesa, frigo vuoto, si fa per dire, ma niente verdure a parte un mazzo di fieno greco già pulito e pronto da saltare in padella e una carota piccola, ma poi noto la zucchetta sul tavolo e mi dico che la farò al forno con la carota. La lavo, comincio a pelarla col pelapatate e poi penso di accendere il forno, sorpresa sorpresa non c'è luce, e ti pareva, allora decido che farò la zucca e la carota al vapore da mangiare col fieno greco e per oggi niente piatti speciali. Ma davvero?

Mentre la zucca cuoceva mi chiedevo chissà se il pesce sta bene con la zucca mmm forse posso fare un curry? mi pare di aver visto da qualche parte una ricetta di zucca e gamberetti. I food bloggers i gamberi ce li ficcano dappertutto, avete mai notato? io l'ho notato perché i gamberi non li ho mica facilmente belli freschi quindi mi colpisce gli occhi vedere tutti quei gamberi sulle vostre tavole a cui talvolta mi esce pure di dire wow che belli che brava che sei ma come mi piacerebbero blah blah, no non fingo quando lo dico! ma poi mi rendo conto che sono trascinata dall'ondata dei blogger, italiani in particolare, che non fanno altro che usare superlativi come se avessero assaggiato tutto, e anche per ricette che diciamocelo chiaramente non sono niente di eccezionale, comprese le mie.

Il superlativo che viene ripetuto all'infinito da tutti, [avete presente la tecnica del bel rusconi? quella], crea un'ipnosi collettiva! Scusate ma prima o poi dovevo dirla questa cosa, ben pochi si distinguono dicendo qualcosa che abbia un certo senso. Ma voi l'avete mai notato che certi commenti sono fuori dal mondo? A me sembrano esagerati, ma non sto parlando dei commenti che fate nel mio blog, devo dire che con me ci andate cauti, e con questo non voglio certo dirvi di cambiare il vostro stile, ognuno si esprime a modo suo ma adesso che mi è uscita questa cosa forse potete capire perché i miei commenti raramente contengono superlativi.

E va bene, non ho i gamberi ma ho la salsa di gamberetti cinese che appena apri il barattolo vorresti buttarlo in pattumiera ma davvero una volta cotto diventa un buon profumo di gamberetti. Provare per crederci, lo so che siete scettici, lo sono stata anche io.

Quindi per evitare di mangiare zucca al vapore con fieno greco mi guardo intorno e comincio a raggruppare gli ingredienti che mi ritrovo. Ora mi viene in mente che Fabiana di Tagli e intagli ha creato un contest *purché il piatto porti realmente la vostra firma!* e vi chiedo, una ricetta come questa che vi sto proponendo porta la mia firma o no? Non che io intenda partecipare al contest, per principio non lo faccio, ma ho intenzione di spulciare il mio blog e puntualizzare quali sono le mie ricette 100% originali,  che sono davvero tante. Vedremo.


Ecco cosa ho trovato nella mia cucina per la ricetta di oggi nata spontanea:
  • 200 ml di latte di cocco nel comodo tetrapak (qui la ricetta per farlo fresco)
  • 10 ml = 1 cucchiaio di fine shrimp sauce - salsa di gamberetti cinese
  • 200 grammi di pesce bianco qualsiasi, questo è red snapper che ho surgelato io 
  • 300 grammi di zucca cotta al vapore 
  • 1 carota media al vapore
  • 3 cm di zenzero non fibroso
  • 1 peperoncino rosso che si supponeva fosse piccante ma non lo era [meglio così]
  • 3 cm di zenzero mango che voi non avete quindi diventa opzionale
  • 1 cipolla media
  • 1 manciatina di aglio indiano, piccoli eh? a cui ho tolto l'anima
  • curry in polvere la cui ricetta trovate QUI
  • semi di cumino
  • olio di semi, ecco quando non uso l'extra vergine 
  • limone - per me galgal [vedi foto sotto]
L'idea era quella di fare una salsa passando gli ingredienti al food processor prima di aggiungere il pesce e quindi ho tagliato cipolla, peperoncino e zenzero a pezzi grossolani. Messo l'olio in padella ho aggiunto prima la cipolla, poi l'aglio senz'anima, il cumino, il peperoncino e quando la cipolla è diventata trasparente ho aggiunto la salsa di gamberetti e l'ho fatta rosolare bene, infine ho messo il curry e finito di cuocere la salsa di base che si presentava così:


A questo punto ho aggiunto la zucca, la carota e il latte di cocco, ho riempito il cartone del cocco con acqua, così si è pure ripulito, e l'ho versata in padella. A metà cottura ho frullato nel food processor metà circa del curry, ma veramente avrei anche potuto non farlo, ho quindi aggiunto il pesce e finito di cuocere.
Sul curry infine ho messo delle striscioline di galgal prima pelate col pelapatate perché non ho l'aggeggino che fa i filini, e poi tagliate con le forbici.
Un curry profumatissimo, in particolare lo zenzero-mango e il galgal hanno aggiunto quel tocco esotico che ancora una volta mi fanno dire grazie chamki per farmi mangiare ogni giorno una cosa diversa. Direte che sono pazza ma ogni tanto ringrazio me stessa.

Cos'è il galgal? Eccone tre, sembrano limoni ma non sono come i nostri.



Il galgal è un limone di collina che cresce semi selvaggio nelle colline al Nord Ovest dell'India, Jammu and Kashmir, Himachal Pradesh, Uttarakhand, ed è l'unica pianta di limone che resiste a temperature fino a 3 gradi sotto zero. Fino a qualche giorno fa non sapevo della sua esistenza, ma l'ho trovato al supermercato etichettato come limone da organic farm e non mi pareva vero, qui i limoni non esistono, abbiamo solo il lime che comunque gli indiani chiamano limone [nimbu].
Quindi credevo di aver comprato dei limoni coltivati in India ma dal profumo non sembravano per niente limoni e così parlando con un amico accenno alla cosa e lui mi dice subito che si chiama galgal ed è un limone grande [doppio del nimbu] che costa poco e che si vende dalle sue parti al Nord. Costa poco? Tre limoni li ho pagati l'equivalente di 2 euro! Al che ha strabuzzato gli occhi, ma è organico gli ho detto e non puzza di disinfettante come il lime che si compra in giro.
Che profumo ha? Buono, davvero buono, in fondo è un citrus ma con l'aroma di fiori esotici, mi piace molto, spero di trovarlo ancora.
Ho fatto delle ricerche e ho trovato che gli indiani ci fanno il pickle, e nel cercare varianti e siti che mi ispirassero fiducia ho trovato centinaia di ricette tutte fatte col copia incolla, tutte uguali che non ispirano nessuna fiducia, odio questa stupidità e non riesco a capire come ci si possa divertire copiando ricette e incollandole sul proprio sito. La gente proprio non si ama, si mette addosso vestiti altrui e crede di apparire intelligente, or what?

Tournedos all'aceto balsamico e kiwi



L'idea mi era sembrata attraente e appetitosa tanto per cambiare il mio solito filetto alla piastra condito con olio extra vergine di oliva, origano italiano e aglio, che comunque rimane la mia ricetta preferita, e quindi avendo gli ingredienti l'ho fatta.
L'avevo vista in giro per il web qui da Ponti e anche in un famoso ristorante italiano a Washington dove la coppia presidenziale non so cosa avesse mangiato, ma questo filetto era nel menu, e mi ero detta ma guarda che semplicità, chissà che bontà. Ma perché in italiano abbiamo così tanti accenti?

Avevo pensato di farvi vedere le foto dei due filetti che ho comprato al mercato della carne, prima e dopo averli ripuliti da tutto ciò che il macellaio ci lascia attaccato, ma guardando le foto mi sono sembrate decisamente crude! in tutti i sensi, quindi non ve le mostro ma ve la racconto.

Io con la parte attaccata di lato al filetto ci faccio anche il lesso, insomma ci faccio tutto anche le polpette perché è l'unico taglio decente di carne che riesco a comprare, lo so che il lesso viene troppo asciutto e magrissimo ma non ho alternative, ci ho provato un paio di volte ma ho concluso che il filetto è l'unica carne bovina indiana che riesco a mangiare.

E volete sapere quanto costa un filetto intero in India? Poco più di 3€ al chilo!
Per due filetti di tre chili ho però buttato via 400 grammi di scarto (mangiati dai gatti della vicina), e mi sono ritrovata altri 400 grammi circa che non era filetto ma che il macellaio ha aggiunto per fare peso tondo, ovviamente allo stesso prezzo del filetto.
Gli avevo detto di darmi i filetti piccoli per due chili e mezzo circa, lo so che di solito pesano intorno a 1 chilo e 200 grammi, e mentre pesava, con quelle bilance che si tengono in mano, mi dice tre chili va bene lo stesso? e si va bene gli rispondo, al che taglia un pezzo di carne da mezzo manzo appeso e ce la mette sopra, all'anima dell'arrotondamento, erano circa 400 grammi tipo scamone, ma non gli ho detto niente, chi ha voglia di discutere per poche rupie? Poi l'ho fatto bollito insieme a un pezzo di filetto e la differenza si sentiva nel masticare, eccome.
Quindi anche se il filetto costa davvero poco c'è un sacco di scarto, ne ho buttati 400 grammi e mi sono ritrovata con altri 400 grammi tipo suola di scarpe e pagati allo stesso prezzo, ma alla fine anche con tutto ciò, scarti e imbroglio, la carne costa davvero poco, spesso mi chiedo perché, non riesco a immaginarlo ma non ci ho nemmeno mai ragionato sopra.
Vi piacerebbe comprare il filetto a questi prezzi?
L'altro lato della medaglia dice però che le cipolle fino all'altro ieri costavano 1,13€ al chilo, il che mi sembra allucinante visto che con questi prezzi il 50% della popolazione non si può permettere il lusso di mangiare pane e cipolle.

A proposito dell'arrotondare il peso, in India si compra tutto così perché non hanno le bilance col prezzo [figuriamoci!] ma nemmeno le calcolatrici, e quindi memorizzano i prezzi per 250 grammi, mezzo chilo e chilo, tutto ciò che pesa di meno viene arrotondato con l'aggiunta di altri pezzi o addirittura caramelle, che lascio sempre alla donna che mi fa la spesa della verdura, e se poi per caso uno sceglie 600 grammi di pomodori vi tolgono i cento grammi! perché non sanno come farveli pagare!
All'inizio non ci potevo credere, mi dava un fastidio terribile che non potessi comprare le quantità che volevo, e non capivo la logica assurda anti-commerciale! E comunque adesso che la fruttivendola mi conosce da anni accetta tutto quello che prendo, solo talvolta mi aggiunge un pomodoro o una patata ma non mi toglie mai niente. Certo che chissà come fa a fare i conti, arrotondamenti pazzeschi che comunque io non riesco a controllare, in verità non riesco a starle dietro, mentre mette la verdura nella busta dice il prezzo, lo aggiunge al precedente e fa il totale, il tutto in pochi secondi e ovviamente a mente. I prezzi non sono mai indicati da nessuna parte e la gente se vuol sapere chiede. Che vi pare?

Oggi la chiacchierata ha superato la ricetta che per compensare è semplicissima.

Infarinare leggermente i tournedos anche con farina di riso, rosolarli nel burro, aggiungere abbondante aceto balsamico e fare ridurre.
Io ho anche aggiunto le cipolline fresche tagliate a tocchetti, sale e pepe e mi sono subito messa a tavola, ma al primo boccone mi è sembrato troppo dolciastro, al secondo pure e accidenti che me ne sono fatta tre, e adesso che faccio?

E fu allora che l'occhio mi cadde sul kiwi!


Tapenade di olive kalamata con mandorle e aceto balsamico



Quante varianti si possono fare con la tapenade? Ogni volta la faccio diversa, un po' come tutte le mie cose, e questa credo che sia la più semplice ma forse anche la mia preferita perché è buonissima anche sugli spaghetti. Cliccando QUI ci trovate quella verde.

Di solito faccio la foto agli ingredienti per evitare di scriverli così che quando mi decido a rovistare nell'archivio cercando ricette da postare non devo fare sforzi per ricordare, e comunque non mi ricorderei certo gli ingredienti di una ricetta di mesi fa quando ero assente dal blog, ma come vedete sempre con la macchina fotografica in mano.

Mi pare anche carino far vedere gli ingredienti quindi eccoli:


Ingredienti:
  • olive greche kalamata (che per fortuna arrivano anche qui da una ditta tedesca che le importa in Germania e le esporta in India)
  • aglio
  • mandorle (ci vedrei benissimo anche pinoli e nocciole, ma qui non esistono)
  • capperi
  • aceto balsamico 
  • olio extra vergine di oliva
Frullare ma non troppo, assaggiare, aggiungere altro olio se necessario e/o altri ingredienti come basilico, erbe, acciughe.
Mettere questa tapenade sugli spaghetti, sulla focaccia, sui crostini con il labneh o la ricotta, mangiatela con i finocchi e il sedano crudi, o con quant'altro vi ispira la fantasia.
Mi è già venuta voglia di rifarla!

Ostriche!

Photo attribution: David Monniaux from Wikipedia

L'altro ieri ho letto un articolo in cui si dice che negli ultimi anni le barriere di ostriche sono diminuite globalmente di circa l'85-90%, e oggi per strana coincidenza mi sono imbattuta in questo video molto interessante in cui Kate Orff, architetto paesaggista, che usa spazi verdi urbani e spazi blu in modo nuovo, ci chiede di ripensare al "paesaggio", e propone le ostriche come agenti di cambiamento urbano.
Allevate nei fiumi della città le ostriche che vivono succhiando l' acqua inquinata la rendono pulita. L'idea mi piace  davvero molto!

In questo video Orff condivide la sua visione di un paesaggio urbano che collega la natura e l'umanità per il beneficio reciproco.

Mi spiace ma stavolta non ci sono i sottotitoli in italiano, lei comunque parla davvero in modo chiaro e comprensibile.

Spaghetti piccanti con sardine e olive kalamata



Da quando ho inventato il metodo dell'acqua calda (!) le sardine in scatola profumano di mare invece di avere quell'odore di pesce in scatola che non mi piaceva per niente. Se quindi mi viene una fame improvvisa, soprattutto la sera quando avevo pensato di non mangiare, mi preparo due spaghetti sfiziosissimi veloci veloci, e stasera alle 18 c'era pure abbastanza luce solare per fare una foto decente.


(!) Per prima cosa bollite mezzo litro d'acqua, spegnete il fuoco, prendete una sardina alla volta con la forchetta e dolcemente lasciatele scivolare nell'acqua. Dopo un minuto riprendetele delicatamente con la forchetta e adagiatele su un piatto. Noterete che olio e scaglie rimangono nell'acqua che butterete mentre le vostre sardine senza olio hanno acquistato il profumo di mare. Questa è una tecnica inventata da me che elimina davvero quell'odore di scatoletta e mi consente di mangiarle più spesso.


Ingredienti per una persona affamata:
  • spaghetti [io ne ho messi 100 grammi]
  • 1 scatola di sardine sott'olio processate col mio metodo per eliminare l'olio di conservazione
  • 1 peperoncino rosso fresco piccantissimo
  • 4 capperi sotto sale, ammollati e dissalati
  • 3 olive kalamata 
  • 2 cipolline fresche con un poco di verde
  • 1 spicchio d'aglio 
  • 2 cucchiai di pangrattato
  • 2 cucchiai di coriandolo fresco e menta fresca tritati 
  • olio extra vergine di oliva
  1. Mentre bolliva l'acqua della pasta ho tagliato le cipolline a fette e le ho messe a stufare nell'olio, ho quindi aggiunto quasi subito il pesce e con la spatola l'ho tagliato in tre pezzi, il peperoncino piccante a cui ho tolto i semi, i capperi e le olive intere.
  2. Alla fine ho aggiunto l'aglio e ho fatto spazio nel mezzo della padella, spostando tutto ai lati, per far rosolare il pangrattato. Non mi andava di usare un'altra padella. Ho evidentemente usato una padella molto larga, mi piace avere spazio.
  3. Ho quindi messo da un lato il pangrattato rosolato, ho girato la pasta con il resto del condimento, ho aggiunto le erbe fresche tritate, e sopra a tutto ho messo il pangrattato.
Di un buono ma di un buono che non vi dico, o ve lo dico? Ho ancora il sapore in bocca.

Provateli!


Sformato di patate con basilico e prosciutto



Immaginate che all'improvviso l'acqua sparisca dai vostri rubinetti, dovete assolutamente cucinare qualcosa perché non avete un panino da imbottire o i crackers da piluccare, non avete nemmeno verdure pulite a parte un peperone verde, fa freddino e avete voglia di qualcosa di caldo. L'omino del palazzo si era dimenticato di attaccare la pompa dell'acqua che dal serbatoio interrato la porta dentro i serbatoi sul tetto.
L'acqua in India non arriva a pressione, e ogni casa deve avere il serbatoio di raccolta interrato e quelli sul tetto da cui scende a caduta nei tubi, quindi ogni casa ha una pompa a motore che spesso si brucia. I "poveretti fortunati" invece hanno dei rubinetti municipali vicino a casa, da cui mica sempre esce acqua, e fanno la fila con le taniche, anche di notte, mentre i "poveretti sfortunati" devono pure camminare un bel po'.
Quando capita vi dico qualcosa dell'India di tutti i giorni, di cosa succede nel quotidiano. Quindi le pompe si bruciano o gli omini si dimenticano, scenario quasi normale in India ma ogni volta mi prende di sorpresa.

Stavo giusto riempiendo le bottiglie dalla macchinetta che purifica l'acqua, ma son rimasta a zero dopo la prima bottiglia, e per fortuna che tengo sempre in bagno un secchio d'acqua, ma non potabile. Oh! stavo dimenticando che quando si fa la pulizia dei serbatoi ogni sei mesi si rimane per due giorni senza acqua, ma di notte di solito c'è. Voi non avete la più pallida idea di quanto siate fortunati.

Ingredienti per una ricetta senza acqua:
  • patate in fiocchi - di recente ho scoperto che li producono anche qui con macchinario olandese e sono buoni, il più delle volte meglio delle patate fresche
  • latte e burro
  • uova
  • cheddar
  • prosciutto cotto
  • peperone verde tagliato a cubetti piccoli
  • pesto di basilico, olio e aglio (sempre i 4 tipi ma non lo dico così Viola non si fa il problema ;))
  • pangrattato
  • noce moscata
  • sale
  • olio extra vergine di oliva
  1. Ho fatto il purée coi fiocchi, il latte e il burro, a cui ho aggiunto le uova, la noce moscata e il sale.
  2. Ho steso con le dita un filo d'olio sul fondo di una cocotte (sorry Imma ma non per partecipare al contest), ci ho sparso su un velo di pangrattato e poi uno strato di purée.
  3. Sul purée ho steso il pesto di basilico, e uniformemente piccoli cubi di cheddar e prosciutto cotto.
  4. Ho coperto con un altro strato di purée inserendo ancora cubetti di cheddar e prosciutto, e sopra a tutto anche il peperone.
  5. Cosparso il tortino di pangrattato e burro, l'ho infornato a 170ºC per 40 minuti accendendo solo la parte alta del forno e chiudendo la cocotte con il coperchio di pirex.

Pesce bianco e salsa verde con cetriolini


Ingredienti per una persona:
  • 150/200 grammi di filetto di pesce bianco tagliato a fettine spesse [io ho usato il red snapper che è un po' rosa]
  • 1 cucchiaio di farina di riso
  • 1 patata
  • salsa verde con cetriolini tipo tedeschi [vedi ricetta qui sotto]
  • olio extra vergine di oliva e sale q.b.
  1. Ho infarinato il pesce con la farina di riso e l'ho fatto rosolare in poco olio mentre ho pelato la patata e tagliata a fettine sottilissime. 
  2. Appena pronto l'ho salato e messo da parte e nello stesso olio, giusto un velo, ho fatto rosolare le fettine di patata. 
  3. Ho fatto un letto di patate nel piatto, rimesso il pesce a scaldare in padella e fare la crosticina.
  4. Ho appoggiato le fettine di pesce sopra le patate e condito con la salsa verde.

Salsa verde con cetriolini all'aneto
  • 2 cetrioli tipo gurken in salamoia con aneto
  • 1 manciata di foglie di prezzemolo senza gambi
  • 1 manciatina di foglie di basilico [io ho messo i miei soliti 4 tipi]
  • ½ spicchio d'aglio
  • 2 cipolline fresche con un po' del loro verde
  • 1 peperoncino verde piccante se vi piace il piccante
  • 1 cucchiaio di capperi sotto sale messi a bagno e dissalati
  • 1 pugnetto di mollica di pane sbriciolata
  • 2 cucchiai di aceto o secondo il vostro gusto
  • 2 cucchiai olio extra vergine di oliva
  • sale davvero poco o niente
  1. Frullare tutto fino a consistenza desiderata, meno la mollica.
  2. Aggiungere la mollica sbriciolata fino ad assorbire l'eccesso di liquido.
  3. Mettere in un vasetto, coprire con l'olio e tenere in frigo per qualche ora prima di servire.
La salsa verde che accompagna il pesce è una mia creazione e non ha per niente un gusto indiano, quindi, a tutti quelli che arrivano qui cercando con Google "salsa verde indiana" consiglio di cliccare il link Il chutney verde che è una ricetta classica indiana super buona di salsa verde.

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