Saturday, April 30, 2011

Uova alla diavola e insalata croccante di verdure sottaceto


Sempre difficile far capire una certa situazione a chi non l'ha mai provata, ma io finisco col cascarci sempre nel cercare di farlo. Non sto morendo di fame, se lo dicessi farei un grande affronto a chi davvero qui intorno a me non ha da mangiare, ma con questo caldo le verdure e la frutta si ammosciano subito, anche perché, forse non riuscite nemmeno a immaginarlo, in India di norma la verdura e la frutta si compra per strada, è venduta sui marciapiedi o nei carretti e anche nei negozi che hanno una parvenza di locale chiuso tipo garage box, non ci sono frigoriferi e quando ci sono fanno pena. Il che vuol dire che l'invenduto rimane fino all'indomani magari coperto con sacchi di iuta bagnati che trasmettono alla verdura il malefico odore di vecchio e stantio della iuta mai lavata, che io odio. Quindi o uno ha la fortuna di capitare li proprio quando arriva il rickshaw con i sacchi di verdura fresca oppure è meglio tornarsene a casa o andare al supermercato (7+7 km) con l'illusione di trovare qualcosa di meglio solo perché impacchettata.
Quando dico verdura fresca però mica intendo quella che voi trovate al mercato, qui non si riesce a capire quando è stata raccolta e siccome non è mai davvero fresca, nonostante le eccezioni, la differenza tra ieri oggi e domani non è molta.
Per trovare qualcosa di accettabile dovrei scorazzare col rickshaw a destra e manca, visitare quattro o cinque mercatini, notare cosa c'è di non completamente marcio, poi fare un salto al supermercato e vedere se per caso hanno appena portato qualche verdura coltivata organicamente e quindi tornare a casa ridotta a pelle di fico dopo tre ore di girovagare tra polvere, traffico, puzze di gas di scarico, temperature intorno ai 40℃, gola raschiante e sudore gocciolante. Non sto esagerando.

In India quello che si chiama progresso economico è offuscato da un degrado ambientale difficile da immaginare, bisogna viverlo, e non come turisti, per poterlo comprendere nella cruda realtà del quotidiano. La popolazione cresce a vista d'occhio ma la mentalità non si adatta al progresso, rimane medioevale.
Avete mai sentito dire che nel nostro medioevo la gente buttava fuori dalle finestre quello che adesso va nel buco del gabinetto? In India sono culturalmente più avanzati perché non avendo servizi igienici a casa vanno fuori a farla, lungo i binari del treno per esempio è una scelta privilegiata, ma se capita la fanno anche fuori dalla vostra casa o dietro l'angolo, per non dire che pisciare sui muri di cinta, anche di fianco ai cancelli, perché se a uno gli scappa mica se la tiene, è considerato normale.

E sapete cosa hanno inventato i padroni dei muri per cercare di evitare muri bagnati e puzzolenti?
All'inizio del mio stare qui avevo notato che nei muri di cinta delle case dei ricchi si trovavano delle piastrelle di ceramica con incisa una divinità, cementate dentro il muro ad ogni paio di metri, di solito il dio elefante Ganesh che è rispettato da tutti; e nella mia ignoranza avevo immaginato che i proprietari avessero una grande devozione per il loro dio, anche se mi sembrava davvero strano visto che gli dei di solito stanno nei templi e non attaccati al muro per strada. Dopo molto tempo venni a sapere che questo era un modo per tener lontani quelli che pisciano contro il muro! Come si fa a mancare di rispetto al dio Ganesh?
Mi devo fermare altrimenti il post diventa troppo lungo. Spero di avervi dato l'idea.

Oggi mi è tornata la fame e mi sono data una raddrizzata, nonostante il caldo, facendomi delle uova alla diavola che avrei voluto mangiare con una bella insalata fresca, ma che invece era fresca solo di frigo. Questa insalata di verdure però non è per niente male e domani vado al supermercato (domenica c'è meno traffico in giro) perché mi sono stufata di piangermi addosso, e anche di fare diete forzate. Troverò qualcosa di buono? Boh! nelle ultime settimane sono sempre tornata a casa scontenta.

Passiamo alla ricetta vintage di queste uova alla diavola che tutti conoscono e che ho fatto mischiando il tuorlo sodo con tonno delle Lakshadweep, capperi italiani, maionese e senape americane, succo di lime, e una spolverata di peperoncino semi piccante del Kashmir.
Avevo bisogno anche di mangiare con gli occhi.

E questa invece è l'insalata "sottaceto veloce" che ci ho mangiato insieme e che mangerò anche nei prossimi giorni, visto che ne ho fatto un barattolo enorme. Si accompagna bene anche con il labneh che non manca mai nel mio fridge.


Ingredienti per questa insalata croccante tipo giardiniera leggera e veloce:
  • 1 peperone giallo
  • 2 carote
  • 1 mazzetto di cipolline
  • 2 zucchine piccole
  • 1 vaso di olive verdi giganti greche
  • 4 gambi di sedano
  • 1 pizzico di zucchero
  • vino bianco
  • aceto di mele
  • acqua
  • olio extra vergine di oliva
  1. Prima di tutto ho schiacciato le olive e le ho fatte bollire in abbondante acqua per un paio di minuti per eliminare l'eccesso di sale, le ho quindi sciacquate un paio di volte.
  2. Poi ho messo in un pentolino un bicchiere d'acqua, mezzo di aceto e mezzo di vino con un po' di sale e un pizzico di zucchero.
  3. Ho fatto bollire per un paio di minuti e quindi ci ho immerso a rotazione le verdure tagliate a bastoncino e sasagaki. Praticamente le ho fatte bollire un minuto, dopo aver fatto riprendere l'ebollizione a fuoco alto perché volevo che rimanessero croccanti. Una verdura alla volta, non tutte insieme, lo ripeto perché altrimenti viene una schifezza.
  4. Ho tolto le verdure dall'ebollizione con un mestolo forato e le ho messe in un vaso grande a bocca larga, coprendole alla fine con il liquido di cottura rimasto e un filo di olio.

Friday, April 29, 2011

Pollo marinato al miele, zenzero, lime e salsa di soia


In questi giorni la temperatura esterna qui è arrivata a 40ºC, la mia cucina è un forno a 32ºC costanti in cui non ho voglia di stare più dello stretto necessario, al mercato non si trova niente di decente, preferisco non scendere nei particolari, e sto mangiando male e arcistufa delle solite tre verdure ammaccate e due frutti che non sopporto più, ma non sto chiedendo la vostra compassione, quindi non commiseratemi che mi farebbe stare peggio, ve lo sto dicendo solo per farvi capire che non ho nemmeno voglia di guardare i vostri blogs perché mi viene il nervoso a vedere ciò che qui non c'è. In questo periodo la disparità tra il mio cibo e il vostro è enorme, forse anche le mie esigenze aumentano per via del confronto che mi diventa insopportabile, ma perlomeno l'aria condizionata mi tiene al fresco e spero di sfruttare la situazione per perdere qualche chilo mentre sono a dieta forzata.

La ricetta è di qualche settimana fa, quando ancora cucinavo, e questa coscia di pollo mi è venuta fantastica, e per coscia intendo sempre completa di sovracoscia, non solo i fusi dove di carne ce n'è ben poca.

L'avrei chiamato pollo in stile asiatico perché ci sono ingredienti asiatici, salsa di soia, nam pla e zenzero ma l'ho immaginato anche con agrumi di Sicilia, e poi ovviamente ho usato quelli indiani. Questo pollo è nato in un momento in cui volevo il sapore della salsa di soia ma anche quello del lime e dell'aceto, volevo ricreare il ponzu! non che ci sia riuscita perfettamente, sono troppi gli elementi mancanti, ma il gusto, che gusto!

Ingredienti per la marinata:
  • succo di un mandarino
  • succo di mezzo lime
  • aceto di mele - metà del volume dei succhi
  • salsa di soia o tamari se la volete gluten-free - dose come sopra
  • aglio tritato - 1 spicchio
  • 2 cm zenzero fresco tritato non in polvere
  • miele - un cucchiaio
  • una spruzzata di nam pla - fish sauce, molto poca rispetto al resto
  1. Ho messo insieme tutti gli ingredienti della marinata, ho disossato una coscia e sovra coscia di pollo, ho tolto il grasso, l'ho fatta a bocconi con tutta la pelle e l'ho messa a marinare per mezz'ora.
  2. Ho messo un filo d'olio evo in padella, l'ho fatto scaldare e poi ho cominciato a rosolare a fuoco alto i pezzi di pollo sgocciolati. Dopo qualche minuto ho versato la marinata e l'ho fatta restringere completamente insieme al pollo fino a che si è cotto, rimanendo morbidissimo.
Va perfettamente bene insieme al riso basmati bollito ma oggi ho preferito i tagliolini di riso saltati in padella con parte del sugo rimasto del pollo a cui ho aggiunto delle cipolline crude fresche e dolcissime.
Semplicissimo, facilissimo da cucinare, vellutato e succulento.



Come accompagnamento ho saltato in padella dei funghi pleurotus tagliati a fettine fino a che hanno perso tutta l'acqua e hanno cominciato a dorarsi, poi ho aggiunto un poco della marinata che ho prelevato prima di metterci il pollo e l'ho fatta restringere.
Ho fatto anche una carota e un gambo di sedano, anche loro saltati in padella e tagliati sasagaki style.

Sasagaki, lo stile giapponese per tagliare le radici, significa tagliato fine come le foglie di bamboo, e si ottiene tagliando la radice gobō o la carota prima con quattro tagli verticali e poi come se si facesse la punta alla matita col taglierino, si fa la punta alla carota tenendola in mano, come in questo video, o appoggiandola sul tagliere come si vede QUI in quest'altro video giapponese.

Sunday, April 17, 2011

Panino casereccio con mortadella e verdure per il brunch di oggi


Due fette di pane da farcire per il mio brunch di oggi, senza cucinare.
Sapete che è davvero rilassante non dover cucinare e quindi non dover inventare sempre ricette nuove? 
Ho ancora un bel po' di ricette in archivio ma devo preparare le foto, e di alcune foto non ricordo più cosa esattamente ho cucinato. Mi sa che è arrivato il momento di pubblicarle senza ricetta e lasciarvi tirare ad indovinare.


Maionese, senape, pomodori a fettine.


La novità di oggi è questa erba cipollina cinese dal sapore leggero di aglio che in italiano si chiama aglio cipollina [come dice il web] e il cui nome botanico è allium tuberosum, ma non profuma di tuberosa e veramente nemmeno di aglio, o forse per una come me che mangia aglio a chili è talmente delicato che è quasi insignificante, ma è carino e ha proprietà stimolanti e depurative.


Lattuga e maionese. Rucola e aglio cipollina.
Due fette di mortadella.


Panino pronto per il brunch di oggi, con pomodori di contorno, ma dopo la foto ho aggiunto anche delle cipolline fresche dolcissime e altre foglie di lattuga.


E alla fine ci vuole anche un caffè amaro con biscotto molto dolce da pucciare.



Wednesday, April 13, 2011

Gomiti rigati con piselli, peperoni, cipolla e anacardi


Venti anni fa in India i prodotti italiani non si trovavano come oggi al supermercato, e quando non ne potevo più di riso e chapati compravo una pasta gomiti lisci piccoli made in India che era immangiabile [davvero credetemi sembrava quella che ogni tanto davo al mio cane], a meno che fosse fatta in questo modo, che era poi il piatto più vicino possibile al gusto italiano che riuscissi a fare. La prima volta l'ho mangiata a casa di una signora italiana dopo parecchi mesi che ero qui e mi era sembrata divina, ovviamente perché non mangiavo da mesi niente che non fosse indiano, e gliel'ho copiata subito per quelle poche volte che stavo ai fornelli.

A quel tempo si trovavano solo peperoni verdi, quelli rossi e gialli mai visti e sono ancora considerati esotici, i piselli erano congelati, e l'estratto di pomodoro indiano talvolta mi sembrava fatto con la papaya, ma alla fine quando mangiavo questa pasta mi sembrava squisita.

Adesso compro piselli freschi, gomiti rigati italiani, ed estratto di pomodoro italiano ma continuo a farla, sia pur raramente con la stessa ricetta di allora, anzi in due versioni, una col parmigiano, che preferisco, e l'altra col peperoncino. A quel tempo non c'erano nemmeno i pelati e quindi il sugo continuo a farlo con l'estratto perché altrimenti sarebbe un'altra ricetta.
Omettendo i formaggi si ottiene una ricetta vegan.

Ingredienti:
  • pasta gomiti rigati
  • piselli
  • cipolla abbondante perché qui ha un ruolo addolcente
  • aglio pochissimo
  • peperoni verdi
  • una manciata di anacardi
  • estratto di pomodoro o salsa in bottiglia - non usarne molto
  • foglia d'alloro
  • un pizzico di zucchero
  • parmigiano grattugiato
  • sale e pepe o peperoncino
  • olio extra vergine di oliva
  • funghi -- opzionale -- li metto se proprio sono in frigo, qui ne avevo due
  • paneer -- opzionale -- mi pare non ci fosse nell'originale
  1. Metto la cipolla tagliata a dadini a rosolare insieme all'aglio tritato e alla foglia d'alloro, e quando diventa trasparente aggiungo gli anacardi,  i peperoni a dadini, a grandezza piselli, l'estratto di pomodoro che faccio rosolare qualche minuto a fuoco dolce e poi diluisco con acqua e aggiungo lo zucchero e i piselli e faccio cuocere.
  2. Intanto avevo messo la pasta a bollire per qualche minuto, la scolo, l'aggiungo al sugo, e continuo la cottura, in parte col coperchio, fino ai minuti stabiliti.
  3. Cinque minuti prima che la pasta sia pronta aggiungo il paneer a cubetti e i funghi, se ci sono, e di solito il liquido si asciuga quando la pasta è pronta, non so come succede ma deve essere l'occhio che conosce le quantità. Non nascondo che mi sorprendo sempre. 
  4. Condire nel piatto con olio crudo e pepe, o peperoncino, o parmigiano, o tutti insieme!
Questa pasta è buona anche tiepida ma non fredda se c'è il paneer perché si indurisce, non è al sugo di pomodoro, infatti ce n'è poco, e sebbene a me piaccia sull'asciutto, all'origine la facevo un po' brodosa come la ricetta originale, mi verrebbe di chiamarla vintage!

Le foto non sono recenti e non vedo gli anacardi, o son finiti sotto o mi sono dimenticata, ma sono abbastanza significativi in questa ricetta, mentre paneer e funghi si possono omettere tranquillamente. O forse quel giorno non avevo anacardi e li ho sostituiti col paneer, e chi se lo ricorda?

Tuesday, April 12, 2011

Il popcorn giapponese


Fukushima come Chernobyl? Per i giornali italiani dopo il nuovo terremoto e dopo che l'agenzia giapponese per la sicurezza nucleare ha innalzato al livello massimo di 7 la classificazione dell'incidente nucleare è l'apocalisse, come Chernobyl e anche peggio.
Poi leggo il NewYork Times di oggi che dice: Le nuove stime da parte delle autorità giapponesi suggeriscono che il valore totale dei materiali radioattivi rilasciati finora è pari a circa il 10 per cento di quella liberata nell'incidente di Chernobyl. 
E nel The Diplomat di qualche giorno fa, uno scienziato americano che ha seguito la vicenda Chernobyl sul posto, spiega perché Fukushima non è come Chernobyl e non finirà come Chernobyl.
Qui ci trovate le news aggiornate dell'Ambasciata di Italia a Tokyo.

Non rimane che dire : Ganbare Nihon! Forza Giappone!

L'altro giorno ho visto un popcorn particolare qui: Japanese cuisine, arricchito con aonori, fiocchi di nori e sale.  Aonori è un'alga verde dal sapore molto particolare e usata in Giappone come spezia, per esempio nello shichimi,  viene sparsa su tanti piatti che perderebbero completamente sapore senza aonori e in Giappone da qualche tempo la mettono anche sulle patatine fritte, ma io dove la prendo? non ce l'ho e mi sono limitata quindi a polverizzare un pezzo di nori nel macinino [dopo averlo tostato].
Poi per replicare vagamente il gusto dell'aonori ci ho aggiunto un pizzico di basilico in polvere e qualche goccia di aceto di mele, e infine anche un pizzico di peperoncino. Non che con questo mi sia avvicinata molto al gusto dell'aonori, ma giusto una piccola illusione ottica.
Aonori significa nori verde blu, e nonostante che il nome nori possa ingannare appartiene alla specie di alghe Enteromorpha ed è verde, mentre la nori, che tutti conoscono perché ci si avvolgono i sushi, appartiene alla specie Porphyra ed è un'alga rossa, che una volta processata diventa verde/nera. Molti giapponesi non conoscono la differenza e pensano che si tratti sempre della stessa alga nori, ma infine che importa?

Monday, April 11, 2011

Spaghetti con zucchine, tonno e crema d'uovo al parmigiano


La ricetta è quasi tutta nel titolo, mi manca soltanto di dire che alle zucchine rosolate ho aggiunto un battuto fine fine di aglio, prezzemolo e cilantro [coriandolo fresco] solo verso fine cottura.

Ho aggiunto il tonno e sfumato col vino bianco.
Ho sbattuto le uova con qualche cucchiaiata d'acqua, poche gocce di lime, parmigiano, sale e pepe bianco in una ciotola grande fino a che hanno cominciato a schiumare, ci ho girato dentro gli spaghetti appena scolati e li ho versati sulle zucchine mantecando sul fuoco.

Anche se sono certificate senza salmonella non mi rischio di mangiare le uova indiane crude quindi si sono un po’ tanto rapprese invece di rimanere fluide come avrei desiderato, forse ho messo troppa pasta, ma avevo fame e come al solito un piatto unico per pranzo.
Ho guarnito con erba cipollina (ma giusto per la foto) e ho affondato la forchetta.

Non l'ho chiamata di proposito carbonara col tonno, o carbonara con zucchine, anche se lo so che qualcuno di voi avrebbe la tentazione di dirlo.

Sunday, April 10, 2011

Crocchette di salmone e riso


Ingredienti:
  • riso basmati bollito del giorno prima - 100 grammi circa o poco più
  • latte di cocco tiepido 100 ml o q.b. per ammorbidire il riso
  • salmone Alaska in scatola al naturale [213 grammi scolato] o meglio ancora fresco
  • 1 uovo o 2 se necessario [io ho dovuto aggiungere il secondo]
  • 2 cucchiai di fiocchi di patate se necessario
  • ½ cucchiaio di prezzemolo italiano a foglia piatta tritato
  • ½ cucchiaio di cilantro tritato [coriandolo fresco]
  • ½ cucchiaino di menta fresca
  • 1 spicchio d'aglio fresco, o senza germoglio, tritato
  • 3 cucchiai o poco più di olio extra vergine di oliva per rosolarle in padella


Lo so, le dosi sono approssimative perché dipende dal riso che usate, da quanto si è asciugato sia pure chiuso in contenitore sigillato in frigo, e quindi quanto latte di cocco assorbirà? Di conseguenza un uovo può essere non sufficiente a legare, o il tutto risulta poi troppo morbido ed ecco che abbiamo bisogno dei fiocchi di patate, che preferisco al pangrattato
Il latte non deve essere necessariamente di cocco, infatti non si sente, ma si può anche usare il latte normale, o il latte di mandorla fresco non zuccherato, ma anche l'acqua calda/tiepida.  


La sweet chili sauce stavolta l'ho fatta senza maizena e con lo zenzero fresco grattugiato, e mi è piaciuta molto di più, in un certo senso anche più leggera tanto che ci ho immerso completamente la crocchetta prima di mangiarla.

Friday, April 8, 2011

Basmati con carote stufate e alga nori



Questo è un piatto di quelli che nascono quando in frigo ci sono solo quattro carote.

Stamattina ho detto alla donna che dovevamo andare dal fruttivendolo quindi le ho detto di non fare le stanze di sopra che tanto non ci va nessuno e che verso le 11 saremmo uscite, lei mi ha guardata come sempre con gli occhi pieni di stupore, ha ondeggiato la testa a destra e sinistra, e ha ripetuto la parola verdure per farmi capire che aveva capito, o almeno così mi è parso visto che non parliamo le rispettive lingue eccetto per pochissime parole.
Ma vi pare che uno debba imparare una lingua solo per parlare con la colf?

Nanda [sembra un nome italiano ne?] sta sostituendo la sorella che è rimasta incinta per la terza volta, la quale mi aveva assicurato che sua sorella capiva l'inglese come lei. Già dal primo giorno mi era evidente che capiva meno della metà della sorella ma solo l'idea di dovermi cercare una nuova donna e insegnarle tutto daccapo mi fa morire, perlomeno qui una mi ha istruito l'altra su come lavare i pavimenti. Ma ovviamente l'iniziativa non si insegna e così mi ritrovo a doverle sempre dire cosa fare, mica la vede la polvere! Pensate che alle 11 avesse finito? No, ha tirato fino all'ora di andarsene e mi ha detto verdure col punto interrogativo. Io di certo non sono una che abusa del tempo della lavorante, come invece poverine sono abituate ad essere trattate qui, lei forse ha pensato che saremmo andate alla fine del suo turno di lavoro, quindi le ho detto di andare a casa che ci andiamo domani. E carote siano.

PS. Forse vi chiederete che motivo avrei di portarmi la donna dietro. Le farei portare le borse? Niente affatto, ne porto sempre io una di più, ma mentre io scelgo frutta e verdura lei mi sceglie patate, cipolle e i baccelli dei piselli, il che è un bell'aiuto anche se illusorio, perché ho realizzato che non sa scegliere, non sa la differenza tra un baccello ammuffito, uno grosso e secco con i piselli duri e uno bello verde coi piselli teneri. Come faccio a spiegarglielo? Ho preso due baccelli ammuffiti e glieli ho fatti ondeggiare sotto al naso con gli occhi a punto di domanda, la prossima volta starò a guardare cosa sceglie e le darò un colpetto delicato sulla mano quando prende il baccello muffito così che ricada nel cesto. Ogni tanto mi sento Santa Pazienza ma non riesco ad intravedere l'aureola intorno alla mia testa e di certo per la povera ragazza io sono fuori di testa o quanto meno incomprensibile, e non solo per la lingua.


Ingredienti:
  • 100 gr riso basmati bollito
  • 1 foglio di nori
  • 4 carote tagliate a bastoncini
  • 8 scalogni piccoli
  • 2 spicchi d'aglio
  • 4 cm zenzero
  • 2 cm curcuma fresca
  • 1 cucchiaino scarso di zucchero di canna
  • 1 cucchiaio di ghee
  • 2 cucchiai di salsa di soia o tamari gluten-free
  • 1 cucchiaio di gomashio
  1. Ho fatto rosolare le carote nel ghee e a metà cottura ho aggiunto scalogni, aglio, zenzero, e curcuma tritati.
  2. Quando le verdure son diventate scurette ho aggiunto lo zucchero e la salsa di soia, le ho messe nel piatto in forma quadrata, ci ho sparso sopra il gomasio e al centro ho messo il riso con un quadratino ripiegato di nori tostato.

Il quadrato di nori nel cerchio di riso sul quadrato di carote, sbagliato lo so, avrei dovuto fare un rettangolo di riso col cerchio di carote. . . accipicchia quando si dice la non programmazione.  Tuttavia nulla mi impedisce di dedicarlo lo stesso al mio amato Giappone, ancora afflitto da un'altro terremoto grosso che ha colpito ieri le stesse zone già ampiamente distrutte.


Wednesday, April 6, 2011

Patate e pomodori al forno alla pizzaiola


Ieri ho comprato dei pomodori fantastici, di quelli dolci con la buccia croccante, mai visti prima in India dei pomodori così freschi che sembrano maturati sulla pianta e appena raccolti, tipo perini corti.
E ora certamente per un po’ vivrò nell'illusione di poterli ancora comprare, visto che li sto divorando soprattutto in insalata, ma oggi li ho fatti anche al forno.
Lo so che questa non è proprio una ricetta, ma nella sua semplicità è un piatto che mi soddisfa molto, mi ricorda un'estate ligure e si fa più in fretta della pizza.

Ingredienti:
  • patate tagliate a fette sottili ma non troppo
  • pomodori maturi a fette
  • olive verdi o di altro tipo - talvolta metto qualche cappero
  • aglio a fettine
Condimento:
  • rosmarino, origano, basilico, sale, peperoncino piccante, olio extra vergine di oliva, acqua
  1. Ho messo mezzo bicchiere d'acqua nella teglia, ho coperto il fondo con le patate a fette crude, uno strato di pomodori a fette e poi tutti gli altri ingredienti sopra.
  2. Ho infornato mettendo un foglio di alluminio sopra la teglia ma senza sigillarlo, e accendendo solo la parte alta del forno a 180ºC. Negli ultimi 10 minuti ho tolto il foglio per far evaporare l'acqua residua e fare qualche crosticina.

Niente formaggi e niente cipolla perché secondo me queste patate sono perfette così, e poi se ne avanzano sono buone anche alla sera a temperatura ambiente.

P.S. questo post è stato preparato qualche giorno fa, stamattina sono ripassata nello stesso negozio per ricomprare questi pomodori favolosi e ho trovato i soliti pomodori verdi, cvd. L'illusione è durata tre giorni ma mi rimane questo post a ricordarmi che per qualche miracolo ho mangiato dei pomodori eccezionali anche nell'India dei pomodori verdi.

Tuesday, April 5, 2011

Chutney agrodolce di cocco fresco e mango verde


Stamattina mentre davo un'occhiata ai titoli delle news ho visto che una certa signora che non conosco, un'attrice? una velina? una modella? insomma non ne ho più pallida idea, anche perché i personaggi italiani di qualsiasi genere mi sono sconosciuti, allora, la tipa dichiarava che " se il Napoli vince mi spoglio". La cosa mi e` sembrata stranissima, è vero che vivo in un altro mondo, ma che ha a che fare la vittoria del Napoli con lo spogliarsi? Ne avete un'idea? in Italia ci si spoglia se vince la squadra del cuore? e poi che si fa? si corre per le strade? Mi ricordo che una volta al massimo si sentivano le macchine strombazzare e si vedevano le bandiere sventolare, questa nuova attività dei tifosi mi e` nuova, veramente delle tifose, a meno che non si spoglino anche i maschi, che sicuramente al massimo rimarrebbero in mutande facendo la figura dei cretini, loro sono più restii a spogliarsi. Evviva le donne!  Quelle che si spogliano solo a casa loro, o al massimo in casa degli altri, e questa qui dove si spoglierebbe? Ma che cretina!

Questo è un chutney dell'India del sud, la terra delle palme da cocco che si trovano sempre in qualsiasi casa che abbia un giardino, una sola palma riesce a produrre fino a trecento frutti all'anno e vive per ottanta anni, non vi sembra stupendo? La palma di cocco è chiamata anche Kalpavriksha che in Sanskrit significa l'albero che provvede a tutte le necessità della vita, infatti incredibilmente se ne utilizza qualsiasi parte non solo per farci mobili e utensili, corde, borse e materassi, ma anche a scopo medicinale [non quello essiccato] dalle radici ai fiori fino all'olio.
L'acqua all'interno e la polpa bianca non sono mai inquinati perché protetti dal duro guscio esterno e di conseguenza la noce di cocco è la cosa più pura che l'uomo possa offrire agli dei e viene quindi usato quasi sempre nella puja indù.


Per prima cosa ho eliminato la pelle coriacea bruna del cocco [coccobello] e poi ho grattugiato la polpa.
Ho pelato e grattugiato anche il mango acerbo, una varietà chiamata Totapuri assolutamente non fibrosa, che viene usata appunto acerba nella cucina indiana (vedi foto).
La quantità di cocco deve essere almeno doppia rispetto al mango per bilanciare l'agro.


Alle polpe grattugiate ho aggiunto il sale, un pizzico di curcuma in polvere, due pizzichi di peperoncino semi piccante del Kashmir, mezzo cucchiaino di semi di fienogreco macinati e ho mischiato bene tutti gli ingredienti con due forchette per ottenere una certa ariosità, come si vede dalla foto sotto al titolo. Se vi sembra troppo agro potete aggiungere zucchero di canna, gli indiani lo fanno, io stavolta non ho messo zucchero ma forse un pochino ci vuole.

Poi ho messo due cucchiai di olio di semi in un padellino, li ho scaldati e ho aggiunto mezzo cucchiaino di semi di senape nera e un cucchiaino di semi di cumino. Appena i semi di senape han cominciato a scoppiettare ho spento il fuoco, ho aspettato pochi secondi e ho versato questa tadka sul chutney che ho mangiato insieme a pollo con patate e riso basmati.



Sunday, April 3, 2011

Sardine all'aceto con patate skordalia


Stamattina dopo aver visto il Bakalario me skordalia di Ornella sono corsa a cambiare il titolo di questo post che era quasi pronto per essere pubblicato, perché io le patate le faccio spesso così, ma non sapevo che avessero un nome così carino. L'unica differenza è che io mi limito a schiacciarle con la forchetta invece di sbatterle a salsa.

Le sardine sono al momento l'unico pesce che riesco a trovare facilmente e quindi devo inventare sempre nuove ricette per renderle appetibili, oggi ho pensato all'aceto e alle sarde in saor ma ovviamente il risultato ne è ben lontano, proprio come l'India da Venezia, del saor ho preso solo l'aceto.

La premessa per una buona riuscita di questa ricetta sono le sardine di ottima qualità, che non sono certo quelle indiane o asiatiche in generale, troppo piccole e immerse in un liquido opaco, ma per esempio quelle brasiliane belle sode e grandi, infatti nella scatola ce ne stanno solo due.

Ingredienti:
  • sardine in scatola di ottima qualità
  • aceto di vostra preferenza, io ho usato quello di mele
  • aglio 
  • cipolline fresche
  • menta
  • cilantro [coriandolo fresco] oppure prezzemolo
  • patate bollite
  • pomodori
  • olive kalamata
  • sale e pepe
  • olio extra vergine di oliva
  • uovo semi bollito - opzionale
  1. Immergere le sardine scolate dall'olio in acqua caldissima in modo da eliminare completamente l'olio [il mio super metodo] e di conseguenza il caratteristico cattivo odore di scatola, passare la forchetta sopra le sardine per rimuovere le scaglie mentre sono ancora nell'acqua. Prendere le sardine delicatamente e metterle in una ciotola, tenerle coperte da aceto per almeno mezzora.
  2. Preparare il piatto con pomodori a fette, olive kalamata e cipolline fresche, o altre verdure di vostra preferenza.
  3. Schiacciare le patate e condirle con aglio pestato fine, aceto, olio extra vergine di oliva, sale e pepe. Aggiustate secondo il vostro gusto.
  4. Prendere metà delle patate e aggiungere le sardine scolate, menta e cilantro tritati. Mescolare.
  5. Mettere al centro del piatto il coppapasta e riempirne a metà con le patate skordalia e l'atra metà con patate e sardine.
Decorate a vostro piacimento!

Voglio anche aggiungere che oltre al mio super metodo per eliminare il gusto cattivo di scatola immergendo le sardine in acqua caldissima ed eliminando l'olio che viene a galla buttando via l'acqua, qui vi propongo la marinata nell'aceto che le rende anche digeribilissime. 
Erano diventate già più digeribili con l'eliminazione dell'olio di conservazione ma con la marinata nell'aceto oserei dire che sembrano fresche, perlomeno dopo che sono arrivate nello stomaco! 
Come potrei dire che sembrano fresche mentre si mangiano? Non posso dirlo, sono sempre in scatola, ma nella marinata subiscono una trasformazione incredibile, e siccome l'aceto, una volta scolate, non si sente tanto, mi sa che dalla prossima volta andranno sempre marinate con questo nuovo metodo.
Prima ho inventato l'acqua calda e adesso ho inventato l'aceto, dico brava a me stessa, per essere esatti il mio stomaco mi ringrazia.
Beato chi mangia pesce fresco, oh come piacerebbe anche a me!

Saturday, April 2, 2011

Spiedini di pollo teriyaki e insalata marocchina con succo d'arancia


Coscia di pollo (io intendo sempre con sovracoscia) disossata e tagliata in pezzi, marinata per mezzora con questa salsa teriyaki fatta da me:
  • 1 cucchiaio di salsa di soia o tamari 
  • 1 cucchiaino di succo di lime
  • 1 cucchiaio di succo d'arancia
  • 1 cucchiaino di miele
  • 2 cm zenzero grattugiato
  • 1 spicchio d'aglio pestato
  • 1 cucchiaio di sake - che io non avevo
Non avendo gli spiedini piatti che si girano facilmente ho infilzato i pezzi di pollo in due spiedini paralleli e l'ho messo proprio sotto al grill fino a che si è ben cotto e ha fatto perfino il fumo tipo bbq per via del grasso di pollo che schizzava e bruciava, e che avevo lasciato apposta per ottenere il gusto affumicato. Tenerissimo e saporito anche se bruciacchiato!

Ingredienti per insalata marocchina vegan rivisitata da me:
  • pomodoro a cubetti
  • cetriolo a cubetti
  • cipollina fresca a fettine
  • aglio fresco tritato
  • foglioline di menta
  • foglioline di cilantro [coriandolo fresco]
  • peperoncino semi piccante del Kashmir
  • sale
  • succo d'arancia fresco
  • olio extra vergine di oliva
Mescolare tutto insieme e lasciar riposare almeno mezzora prima di mangiare.


Quando dico succo d'arancia non immaginatevi le arance italiane, in realtà il succo delle arance indiane assomiglia ad un mandarino molto dolce, come questi che vedete nella foto a destra.
Vedete come sono verdi? Come mai gli agrumi indiani sono sempre verdi anche se maturi?
Questa è una cosa che mi sono chiesta per lungo tempo fino a che ho scoperto che nelle regioni tropicali, dove non c'è inverno, il colore arancione intenso non può svilupparsi perché ha bisogno del freddo. Talvolta il verde è cosi scuro che il fruttivendolo vedendo la mia faccia perplessa mi rassicura subito che sono dolcissimi e infatti lo sono.

Ieri appena sono entrata da fruttivendolo ho visto delle arance che sembravano italiane, alcune avevano persino la carta tipica delle arance e ne ho presa subito una per leggere da dove venivano, Egitto! Allora gli ho detto no grazie preferisco le arance indiane, e lui mi ha guardata con occhi riconoscenti e mi ha ringraziata per aver scelto l'India! Ne ho comprati tre chili perché avevano un'aspetto freschissimo e nessun odore di conservante.
A sinistra i mosambi, chiamati anche sweet lime (citrus limetta), sono delle arance tipo Malta, che gli indiani adorano e che per me sono troppo dolci, ma li compro per fare spremute, e a destra ci sono i mandarini che gli indiani chiamano oranges e di cui, nonostante abbia cercato, non sono ancora riuscita a trovare il nome botanico. Sono questi che ho usato nella ricetta di oggi.

Queste due varietà hanno la pelle molto liscia e sono sugose, soprattutto i mandarini verdi mi piacciono molto, sembrano appena presi dall'albero, ma non hanno affatto l'inconfondibile gusto e il profumo frizzante dei mandarini siciliani, ahimè! 

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