Thursday, September 30, 2010

Minestra selvaggia con riso rosso patni



Questo è un riso rosso organico locale che ha un gusto molto buono, in fondo come il riso macrobiotico di lontana memoria. Oggi l'ho mangiato molto semplicemente con verdure bollite miste dal gusto antico che mi ha portata ai tempi in cui si andava a raccogliere le verdure selvatiche nei campi incolti, oltre il bosco e ovviamente lontano dalla strada trafficata.

Sushi con salmone e cetriolo



English below

Evvabbè sto cercando di migliorare la mia maestria ma mi vengono ancora tutti storti e diversi, lontani dall'essere quadrati, ma lascio qui la foto per ricordarmi che ci sto provando e quindi per migliorare.

Qui ho fatto una piccola variante al solito cetriolo crudo tagliandolo, invece che a bastoncini, a fettine sottilissime e mettendole a marinare in acqua e sale. L'ho poi sciacquato molto bene perché aveva assorbito troppo sale, e strizzato tanto prima di inserirlo nei sushi.
Mi piace questa consistenza molle che prende forme diverse e si adatta, rispetto a quella del cetriolo fresco che rimane croccante.

Wednesday, September 29, 2010

Maltagliati con labneh, mortadella e pistacchi



La ricetta è già tutta nel titolo, semplicissima, leggermente acidula e molto saporita.
La pasta fresca tirata a mano molto irregolare perché è stata un giorno in frigo ed è diventata elastica, tira di qua e tira di là e tornava come prima, quindi l'ho proprio mal-tirata e mal-tagliata ma il sapore non ne ha risentito affatto.

Tuesday, September 28, 2010

Come fare la farinata in padella



Ma come, in questo blog mancava un post con la farinata? Mi sembra impossibile, la faccio spesso, infatti stamattina giusto per abitudine ho fatto le foto, c'era pure un bel sole, e poi perché mi è venuto un tenue dubbio di non averla mai postata e sono venuta a controllare.

E poi questa è anche la frittata vegan degli indiani! (vedi video in fondo al post). In India la farina di ceci è un ingrediente fondamentale che non manca mai nelle cucine indiane, usata dal dolce al salato in innumerevoli ricette, vedi per esempio la simil-farinata chiamata Besan ka puda, le Pakoras, street food ma anche snack casalingo per eccellenza.

La mia farinata di solito non ha spezie indiane, la faccio semplicemente con farina di ceci, acqua, sale e pepe e mi piace tantissimo per colazione. Colazione? Certo, farinata cotta in padella e accompagnata solo da tè verde che serve, secondo me, a bilanciare l'unto, visto che la farinata non la mangio col pane, come per esempio si fa con le panelle (ah che buone!), ma la mangio così com'è.

La farinata è la quintessenza della semplicità, e io adoro le cose semplici, che produce un gusto che va ben al di là dei tre ingredienti principali, ma se vi viene soda come un mattone o molle come un budino sappiate che avete sbagliato qualcosa. La farinata, sottolineo, deve essere sottile e croccante, quasi friabile, leggera, aerata, unta e appetitosa.

La farinata ligure l'ho mangiata a Savona, eccezionale, e a Genova, deliziosa, quindi so di cosa sto parlando e vi dico che fatta in padella viene certamente non uguale ma altrettanto buona, così dicono le mie papille, mi credete? Oddio ma perché dovreste credermi? Basta provare e avrete la conferma, occorre solo un po' di attenzione e di occhio.
Se invece non vi piace il fritto ahimè questa ricetta non fa per voi.

Ingredienti:
  • Farina di ceci
  • Acqua
  • Olio extra vergine di oliva
  • Sale e pepe
  1. Passare la farina al setaccio dentro una ciotola. Aggiungere acqua poco a poco e mescolare questa pastella, che all'inizio dovrà essere molto densa, aggiungendo acqua finché diventa semiliquida o molto fluida. Salate. In questo modo, cioè iniziando con poca acqua per volta e rimestando la pastella compatta si evitano i grumi.
  2. Sbattete bene la pastella per aerarla e renderla più leggera, questo è molto importante, appariranno le bolle, continuate a sbattere almeno per cinque minuti. Sarebbe bene prepararla almeno un paio di ore prima della cottura, o ancor meglio la sera prima, così che la farina si gonfi bene assorbendo l'acqua, ma a dire il vero, soprattutto quando mi viene voglia di farla per colazione, la cucino subito e la cucino bene senza lasciare nessun sapore di crudo che sarebbe anche indigesto. Però la sbatto a lungo e talvolta aggiungo un pizzico di baking powder, il lievito per torte salate.
  3. Mettere in una padella piatta che non attacca un filo d'olio abbondante, scaldarlo e versare uno strato di pastella sottile a spirale così che l'olio si mischi con la pastella. Ovviamente facendola imparerete quanta metterne, il risultato finale dovrà essere non più di mezzo centimetro, ma proprio al massimo, e sappiate che durante la cottura si gonfierà. Se vi viene soda come un mattone o troppo gelatinosa sappiate che avete sbagliato qualcosa, forse non l'avete sbattuta abbastanza. Deve essere croccante, leggera, aerata, unta e appetitosa.
  4. Mentre sta cucinando a fuoco basso di solito ci macino sopra un bel po' di pepe.
  5. Giratela dall'altra parte come si fa per la frittata e fate cuocere, a fuoco basso, finché bella croccante, ben cotta e con un sottilissimo strato morbido dentro.
  6. Spolverate alla fine ancora un po' di pepe e servite col tè verde.
Se proprio non sopportate l'unto e il fritto per favore non provateci nemmeno a farla! Senza olio o quasi, cioè vi venisse l'idea di farla nella padella che non attacca con solo un goccio di olio, sarebbe una vera schifezza, vi prego non fatelo e se proprio volete farla non attribuitemi l'ispirazione. 
La farinata è buona solo se lucida, ben condita, se si sente e si vede l'olio, un olio buono extra vergine di oliva.

E ripeto che se vi viene soda come un mattone o molle come un budino sappiate che avete sbagliato qualcosa, non avete eseguito tutti i punti.
La farinata deve essere sottile e croccante, quasi friabile, leggera, aerata, unta e appetitosa [giusto per non ripetermi! :-))) ].


Spesso, ma non per colazione, ci faccio delle varianti aggiungendo un cucchiaio di semola o di farina di riso e qualche altro ingrediente come aglio o cipolla grattugiata, curcuma, rosmarino, formaggio cheddar a cubetti, cavolfiore grattugiato, coriandolo fresco o prezzemolo tritato, champignons tagliati sottilissimi, spinaci freschi tagliati sottili, insomma le varianti possono essere tante, basta sperimentare ma senza esagerare, di certo non metto tutti questi ingredienti insieme.

Qui sotto un video della farinata indiana chiamata pancake di ceci (besan ka puda), 3/4 di farina di ceci e 1/4 di farina di riso, che naturalmente non è semplice come la nostra farinata ma contiene peperoncino verde piccantissimo, zucchina grattugiata, cumino. Alla fine del video una variante con formaggio cheddar tagliato a julienne e fette di pomodoro.


Monday, September 27, 2010

Ravioli, gyoza, wonton, dumplings?



Ravioli, gyoza, wonton, dumplings, sono simili, come dire appartengono alla stessa famiglia delle paste ripiene, e io non sono certo ortodossa nel cucinare, quindi ho mischiato un po' le carte e oggi ho fatto queste bontà pure in due modi diversi.

Prima di tutto ho fatto la pasta fresca con farina e 3 uova piccole più un cucchiaio di olio extra vergine di oliva, mentre i veri dumplings cinesi si fanno solo con farina e acqua bollente.
Dell'impasto però ne ho usato solo una parte, poco meno della metà, quindi non posso darvi le dosi esattissime, ma non serve, infatti ve ne rimarrà abbastanza per farci due tagliatelle.



Per il ripieno ho usato quello che avevo in frigo:
  • 3 patate
  • 150 grammi circa di champignons
  • 1 dado italiano ai funghi porcini
  • mezza carota 
  • 2 gambi di sedano quello indiano che sembra prezzemolo tanto è piccolo [non avevo prezzemolo]
  • una cipolla medio piccola
  • due spicchi d'aglio medio piccoli
  • qualche rametto di salvia fresca (che miracolo trovarla in India!)
  • 2 belle noci di burro
  • sale e pepe
  • Parmigiano Reggiano [di certo non cinese]
  1. Ho pelato, tagliato in otto le patate e le ho fatte bollire.
  2. Ho tagliato a fettine molto sottili le carote, i funghi e la cipolla.
  3. Ho tritato l'aglio, il sedano e parte della salvia sul tagliere.
  4. Ho messo a rosolare la cipolla nell'olio, e quasi subito ho aggiunto le carote e fatto cuocere un paio di minuti, poi ho messo i funghi a poco a poco per evitare che aggiungendoli tutti insieme buttassero fuori l'acqua per via del raffreddamento.
  5. Dopo qualche minuto ho aggiunto il trito di aglio/sedano/salvia e il dado schiacciato.
  6. Quasi subito dopo le patate son venute pronte e le ho scolate e aggiunte in padella schiacciandole con una forchetta mentre le rigiravo per farle insaporire.  Ho macinato del pepe fresco, rimestato, spento il fuoco e lasciato a raffreddare.
  7. Lo so che avrei dovuto tirare la sfoglia con la macchinetta per averla tutta bella uguale e dello spessore giusto, ma stavolta l'ho tirata col mattarello e tagliata col coppapasta.
  8. Avrei anche voluto fare quel bel folding dei gyoza ma la sfoglia mi è venuta troppo sottile e quindi mi sono limitata a fare dei ravioloni semicircolari.
  9. E poi li ho messi a cuocere al vapore! Non li avevo mai fatti prima in questo modo ma ho scoperto che vengono molto meglio che semplicemente bolliti, perché la sfoglia si cuoce ma anche si asciuga e prende un aspetto da gyoza.
  10. A questo punto ho messo il burro in padella con la salvia finché è diventata croccante e ci ho ripassato metà dei ravioli senza farli cuocere ma solo insaporire. I rimanenti invece li ho fatti rosolare bene finché hanno formato una crosticina croccante.
  11. Serviti con burro e salvia e Parmigiano grattugiato
Queste dosi sono per due [abbondante] o tre persone, non li ho contati ma credo che ne siano venuti circa quindici. Ho anche usato il coppa-pasta da 9 cm, e quindi son venuti grandi oltre che buoni. Li rifarò certamente ancora con verdure e forme diverse, mi sono piaciuti un casino e sono pure facili da fare. 



Friday, September 24, 2010

Cosce di pollo alle erbe fresche



La foto di agosto, la voglia di oggi ma non ho il pollo e nemmeno le erbe, quindi mi accontento di un pasto virtuale mentre mi preparo ad andare in cucina, ecco un post veloce perché non mi ricordo esattamente come l'ho fatto.

Di solito faccio così:
  1. Metto l'olio extra vergine in una padella che non attacca e quando diventa bello caldo ma senza fumare aggiungo i pezzi di pollo di coscia disossata e spellata, lavati e asciugati bene.
  2. Quando hanno raggiunto una bella rosolatura aggiungo tanto aglio a spicchi interi e faccio cuocere coperto rigirando ogni tanto.
  3. Talvolta sfumo col vino bianco, ma non sempre.
  4. Alla fine aggiungo tutte le erbe tritate che ho a disposizione, qui come si vede avevo il timo e la salvia e li ho messi interi piluccando le foglioline dal timo e unendole alle altre erbe come l'origano fresco, la maggiorana fresca, la santoreggia fresca, il basilico e il prezzemolo.
  5. Alla fine sale e pepe e talvolta anche una spruzzata di lime.

Thursday, September 23, 2010

Tofu in salsa di melograno, tamarindo e cocco


Il succo di melograno è usato in Medio Oriente nello stufato di agnello o altre carni, ma non esattamente come l'ho usato io oggi, e il succo di tamarindo è usato moltissimo nella cucina indiana. Il cocco lo sapete tutti che dà un tocco speciale a certi cibi, quindi tutto sommato gli ingredienti non sono tanto strani ma la mia ricetta è una combinazione di questi ingredienti che non troverete da nessuna altra parte. Il fatto è che l'esperimento mi è riuscito e immagino già come sarebbe con la carne, quindi non potevo non riportarlo qui, pur sapendo che nessuno lo vorrà fare a meno che non ci sia qualcuno di voi che ama le mie follie culinarie e si ritrova gli ingredienti giusti.

Monday, September 20, 2010

Verdure infornate e fritte, un piatto esotico



Non ci sarebbe molto da dire su questa ricetta non ricetta, ma ieri Sara mi chiedeva della nuova foto dell'header [brava ragazza tu si che hai l'occhio di lince] ed ecco che sono qui a dirvi quanto sono buone le verdure infornate, anche se lo saprete di certo, ma soprattutto quanto sono buone le melanzane infarinate e fritte, e condite solo col sale!
Settimana scorsa ho trovato delle melanzane eccezionalmente buone, senza semi e tenere, e mi è venuta voglia di farle impanate e fritte ma poi ho deciso di friggerle solo infarinate e mi sono venute deliziose!

Saturday, September 18, 2010

Kimchi



Come fanno i coreani a mantenersi magri? Mangiano almeno 20 chili di kimchi all'anno, uno dei cibi piu sani al mondo, pieno di fibre e niente grassi, la cui fermentazione produce i lactobacilli, i batteri buoni che aiutano la digestione, prevengono le infezioni e addirittura anche il cancro.
Se non avete il cavolo cinese si può fare anche col cavolo normale o la verza a cui però è meglio togliere la parte centrale della foglia e ovviamente anche il torsolo.

Al ristorante cinese quasi certamente l'avrete assaggiato in uno di quei tanti piattini che portano prima ancora di ordinare il vostro piatto preferito. No? Forse non l'avete nemmeno notato, forse il vostro ristorante non ama avere connessioni coreane, la prossima volta fateci caso oppure chiedete di portarvene un piccolo assaggio. Il kimchi è amatissimo dai coreani e quello fatto col cavolo cinese è il più popolare.

La cucina coreana è molto ricca di contorni chiamati banchan che risalgono a tremila anni fa che si sappia per certo. Esistono molte varianti con verdure diverse come il cetriolo e il daikon, e solo il peperoncino fu aggiunto dopo la scoperta delle Americhe.
Non avevo mai immaginato di poterlo fare, e invece dopo aver letto parecchie ricette in rete, ho anche guardato qualche video e alla fine mi sono buttata a farlo, ovviamente con qualche piccola modifica forzata.

(In fondo al post ho aggiunto la variante con il cetriolo)

Ingredienti:
  • 1 cavolo cinese napa [si vede bene nel video]
  • 2 litri di acqua + 5 cucchiai di sale marino 
  • 4 cipollotti verdi tagliati in diagonale di 2 cm
  • 1 cucchiaio di aglio tritato
  • 1 cucchiaio di zenzero fresco tritato
  • 1 cucchiaio di peperoncino coreano rosso tritato [il mio è quello semi piccante del Kashmir]
  • ½ cipolla bianca
  • 1 cucchiaio di fish sauce [indispensabile]
  • ½ mela
  • ½ pera [non avevo pera e ho messo una mela intera]
  1. Eliminate il torsolo del cavolo cinese e tagliate il resto a quadrotti - se usate invece il cavolo cappuccio italiano o la verza eliminate anche le coste tenendo solo la foglia.
  2. Sciogliete il sale nei due litri di acqua e metteteci le foglie di cavolo a marinare per 4 ore - girandole ogni tanto.
  3. Mettete gli ultimi sette ingredienti della lista a partire dall'aglio nel mixer ottenendo una pasta rossa. La piccantezza dipende ovviamente dalla quantità di peperoncino che metterete.
  4. Passate le 4 ore, lavate il cavolo con abbondante acqua [cambiandola almeno tre volte] per eliminare il sale e mettetelo in una ciotola grande dove potrà essere mischiato agevolmente.
  5. Mettetevi dei guanti per mischiare la salsa di peperoncino con il cavolo, e fate in modo che il cavolo sia completamente ricoperto dalla salsa. Aggiungete i cipollotti tagliati.
  6. Invasate in un vaso a bocca larga sterilizzato, non riempitelo troppo, e pressate bene il cavolo. Tenete fuori dal frigo per almeno 24 ore e fino a tre giorni per una buona fermentazione.
  7. Consumare subito o fino a un mese se tenuto in frigorifero dove continuerà a fermentare lentamente.
Mangiatelo col riso semplicemente bollito, oppure come antipasto che favorisce la salivazione!

Qui sotto uno dei tanti video che ho trovato interessante.


Variante al cetriolo da mangiare dopo un paio d'ore dalla preparazione, come un'insalata rinfrescante.

Ingredienti:
  • 2 cetrioli
  • 2 cipollotti freschi o mezza cipolla - tagliati a fettine
  • 2 cucchiaini di sale
  • 1 cucchiaio di aceto
  • 1 cucchiaino di fish sauce
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • 1/2 cucchiaino di peperoncino secco 
  1. Ripassare con il sale le estremità tagliate dei cetrioli per eliminare l'eventuale amaro, pelarli se non sono bio, e tagliarli a bastoncini eliminando i semi.
  2. Mischiare i cetrioli a tutti gli altri ingredienti e tenere in frigo per un paio d'ore.
  3. Scolare il liquido rilasciato e servire come antipasto o insalata.

Sunday, September 12, 2010

Dei biscotti molto inglesi


Ieri quando ho visto questi classici biscotti inglesi, Goosnargh cakes, nel blog di Edith Pilaff  ho subito deciso che volevo farli anche perché ho pensato che sarebbero venuti bene col burro salato; e pur non avendo esattamente i semi giusti che sono i carvi/kummel che qui non esistono, ho pensato di sostituirli con altri molto simili. Non faccio altro che sostituire ma che palle! però devo ammettere che questi biscotti son venuti perfetti. Grazie Edith!
E non ho mica finito di sostituire perche non esiste altro burro qui che non sia salato, questa è la tradizione credo a causa della conservazione. La mia amica indiana mi ha fatto vedere un giorno che vendono un burro non salato per fare i dolci ma quando l'ho comprato ho scoperto che era semplicemente la panna che affiora sul latte, raccolta e pressata, e quando glielo ho detto mi ha risposto che certo anche in casa fanno il burro raccogliendo la panna che affiora dal latte quando si bolle! Poi di recente ho anche scoperto che in america usano il burro salato per fare tutti i tipi di dolce, infatti qualcuno si meravigliava che in Italia il burro non è salato ed è cosi buono! Si, quest'estate anche io non vedevo l'ora di spalmare un po' di burro vero sul pane, ma vi pare possibile? E poi ho tanto riso quando ho visto che i food blogger italiani sono tutti andati banana per il burro salato come se fosse la scoperta del secolo. Il sale serve solo a conservare altrimenti il burro con l'assenza di idonea conservazione irrancidisce, e di certo il sale non esalta il sapore del burro anzi lo appesantisce. Ma che dire? Quarant'anni fa anche io compravo il burro salato danese [che vendono anche qui!] giusto per la novità.

Bando alle ciance ed eccovi gli ingredienti che copio pari pari:
  • 170 gr. di farina
  • 110 gr. di burro [io ho usato il burro salato]
  •  63 gr.di zucchero semi grezzo + extra per "spolverare"
  •   2 gr. di semi di carvi [ho usato ajwain, Trachyspermum ammi, Carum copticum, carom seeds]
  •  un pizzichino di sale [se usate il burro normale, io non l'ho ovviamente messo]
Questi sono i frutti, erroneamente chiamati semi, di ajwain (tra uno e due millimetri).
 Profumano di origano e timo e pare che esistano solo in India .
  1. Montare il burro con lo zucchero [io aggiungo con un cucchiaio di legno robusto].
  2. Aggiungere i restanti ingredienti ed impastare brevemente fino ad ottenere una palla.
  3. Lasciar riposare la pasta in frigo per 10-15 minuti quindi stenderla non troppo sottile e tagliare i biscotti con un  coppa pasta da 6 cm, o come preferite.
  4. Mettere i biscotti in teglia con carta forno ed infornare a 175º C. Cuocere fino a quando i biscotti saranno appena dorati. Dare un abbondante spolverata di zucchero appena fuoriusciti dal forno e raffreddare su una gratella.
Con le quantità date si ottengono circa 12 biscotti tagliati con il coppa pasta da 6 cm. I miei si sono cotti in 25 minuti circa.

Vi rendete conto dalle foto di quanto è grosso lo zucchero indiano? Per questa ricetta per montarlo col burro ho dovuto macinarlo nel macinacaffè, ma alla fine mettendocelo sopra cosi com'è non è stata una bella trovata, forse dovevo pestarlo nel mortaio. Insomma qui fare i dolci di tipo occidentale, anche i più semplici, come vedete non è facilissimo. Mentre invece per fare i dolci indiani . . .

Vi consiglio di andare a vedere il post di Edith, Biscotti di Goosnargh, per ulteriori notizie interessanti.

Friday, September 10, 2010

Basmati con lenticchie e alghe nori



Queste lenticchie in India si chiamano masur e hanno lo stesso gusto delle lenticchie italiane, sono solo molto più piccole e tondeggianti e mi piacciono molto con la pasta.
Oggi però volevo mangiare un piatto di riso da convalescenza, dietetico ma allo stesso tempo saporito, leggero ma anche nutriente. Oddio sto chiedendo troppo, mi son detta, e invece eccolo, questa specie di maxi sushi ha sorpreso anche me!

Ingredienti:
  • riso basmati [ma potete usare il vostro preferito]
  • alga nori
  • lenticchie
  • salsa di soia o meglio tamari
  • olio extra vergine di oliva
  1. Bollite il riso e le lenticchie separatamente. Scolate le lenticchie e conditele con salsa di soia e olio.
  2. Arrostite l'alga nori dalla parte liscia, passandola velocemente sulla fiamma. Tagliatela con le forbici.
  3. Servite il riso con le lenticchie e le alghe e mettete in tavola un bottiglino con la salsa di soia e l'olio extra vergine che sarà utile come ulteriore condimento. Agitare prima dell'uso.
Non avete una bottiglina con olio extra vergine e salsa di soya? Decisamente non avete l'anima giapponese come me. Devo aggiungere che preferirei il tamari invece di questa salsa di soia cinese che mi ritrovo qui, ma bisogna accontentarsi se non ci sono altre possibilità, ed essere flessibili come una canna di bambù altrimenti chi è rigido si spezza la schiena. 
Statemi bene.

Wednesday, September 8, 2010

Zenzero confit



Amo tantissimo lo zenzero candito e quando lo faccio me lo finisco in due giorni, il che è allucinante e cerco quindi di farne sempre meno. Non ho saputo resistere però allo zenzero di questo periodo dei monsoni che è molto più tenero del solito e quindi anche molto meno piccante e settimana scorsa ho ideato questa ricetta perfetta [per me]. Lo zenzero che si trova in Europa è dolce se paragonato a quello indiano, che però stavolta ho pensato di farlo in modo diverso e ne è venuta fuori una versione confit.Che vuol dire confit? Cuocere lentamente, riducendo i succhi finché lo zenzero diventa così tenero come un frutto maturo dal sapore rotondo e non più pungente.

Premetto che a me non piacciono affatto le marmellate di frutta a cui si aggiunge una piccola percentuale di zenzero, forse perché lo zenzero indiano è cosi pungente che non fa in tempo a perdere quella nota acuta con la classica cottura delle marmellate. Si, lo so che vanno di moda ma io di solito vado dalla parte opposta delle mode, e comunque devo ammettere che ci ho provato, ho fatto quella di fichi e zenzero e un'altra che non ricordo, ma il risultato è stato sempre altamente insoddisfacente

Questa ricetta che vi propongo oggi quindi non è marmellata di mele allo zenzero ma contiene mele che servono solo a dare una certa consistenza, ed è fatta con un processo misto tra il candire e il fare una confettura. Ho provato a cercare nel web per vedere se esiste una ricetta simile e non l'ho trovata, anche se ci sono dei riferimenti a zenzero confit, senza ricetta, ma che sembrerebbero canditi.

Ingredienti per un vasetto da 450 grammi:
  • 250 grammi di zenzero
  • 4 mele piccole o 3 medie [con 2 viene come sciroppo]
  • acqua quanto basta a coprire la frutta
  • zucchero di canna, secondo il peso dopo la cottura
  1. Lavare e pelare lo zenzero, tagliarlo a fettine sottili, meglio per il lungo altrimenti si disfa.
  2. Pelare, detorsolare le mele e tagliarle a pezzi.
  3. Mettere zenzero e mele in pentola pressione e ricoprire di acqua fino al livello frutta.
  4. Cuocere per almeno 20 minuti o più finché lo zenzero è tenero.
  5. Aggiungere la stessa quantità di zucchero e lasciar riposare finché si raffredda. Mettere in frigo fino all'indomani. Io ho usato un pentolino in acciaio dove ho versato la frutta cotta e lo zucchero, e dove avrei continuato la cottura nei giorni successivi.
  6. All'indomani riprendete il pentolino, fatelo tornare a temperatura ambiente e cuocete per cinque minuti dalla bollitura.
  7. Ripetete questo processo per almeno quattro giorni o più se necessario, fino a che avrete ottenuto una salsa molto consistente, o uno sciroppo denso se avete usato 2 mele, e lo zenzero morbidissimo.
La bontà come faccio a raccontarvela?

Se il vostro zenzero vi sembra troppo forte, dopo averlo tagliato, fatelo cuocere in abbondante acqua, anche a pressione per qualche minuto dopo il fischio, e poi buttate l'acqua oppure fateci il te` o aggiungetelo ad una limonata.

Il risultato ovviamente dipende dalla pentola a pressione, da quanta acqua ci metterete, da quanta ne evapora durante la cottura, da quanto e` pungente il vostro zenzero, insomma come al solito io non sono qui a darvi ricette precise perché come si sa faccio tutto a occhio, e anche i dolci e le torte! ma queste ultime è inutile raccontarvele visto che i vostri blogs ne sono stracolmi.

Vi sto dando un'idea, afferratela se vi piace, e lavorateci su a modo vostro.



Niente cibo da tre giorni, sono a dieta forzata e ho già perso tre chili. La febbre alta è passata dopo il primo giorno, poi è arrivata la tosse, questa è una bella influenza di quelle che per fortuna mi becco raramente, ma piove da giorni, fa freddo, 24 gradi in casa, ed è umido, la stagione giusta per ammalarsi. Se guardo fuori dalla finestra tra la pioggia e la nebbiolina tutta lumbard mi sembra già di essere tornata a casa in Italia.
Niente fame, sto vivendo a piccole quantità di frutta e acqua, praticamente digiuno e sempre a letto. Io non seguo l'ayurveda fino in fondo ma apprezzo alcuni concetti che mi risuonano dentro e mi viene spontaneo applicarli, anzi ho scoperto solo dopo averli applicati che appartengono all'ayurveda.
Niente medicine, le odio, ma pezze bagnate sulla fronte e sulle braccia che letteralmente bruciavano e la febbre è scesa in 24 ore.
Stare a letto al calduccio, senza mangiare, senza disturbi di chi ti vuol portare in ospedale [vedi ragazza che mi fa le pulizie] o di chi ben intenzionato vorrebbe aiutarti in qualche modo, stare in silenzio e osservare quello che succede nel corpo. La cosa più terribile per me in questi casi è avere il mal testa che di solito non ho mai, ma mi sono presa qualche distrazione visitando i vostri blogs e rispondendo ai commenti.

Correzione dopo alcuni dei vostri commenti e dopo essermi sentita ridicola:

Ho eliminato tutto anche se ancora visibile perché dai vostri commenti vedo che non mi sono spiegata abbastanza bene. Infatti non volevo per niente enfatizzare la malattia, anzi il fatto che dopo solo tre giorni sono quasi guarita e mi sento molto meglio senza medicine e senza medico. Ma forse questo è un concetto difficile da afferrare. Per favore non pregate per me! E se avete qualcosa da dire ditelo sulla guarigione e non la malattia. Grazie! Il paragrafo successivo che conclude, e che ho lasciato integro, è quello che conta davvero ma pare che nessuno lo abbia letto!

Oggi è il quarto giorno e ancora una volta devo dire che il mio metodo istintivo naturale simil-ayurveda funziona e sono in risalita, mi sento quasi guarita, da sdraiata, ma senza fame ancora a digiuno, spero solo di non recuperare i chili che ho già perso!

Sunday, September 5, 2010

Il Re gambero è morto, lo seppellisco



Poi qualcuno mi chiedeva perché non mangio pesce fresco, certo che se fosse sempre "fresco" lo mangerei anche tutti i giorni, ma i pescivendoli qui sono così cretini che piuttosto che cercare di tenersi un cliente lo fanno scappare a gambe levate, guardano solo al guadagno immediato o forse non sono nemmeno in grado di riconoscere il pesce fresco perché comunque quando lo portano in cucina lo ammazzano la seconda volta con un sacco di spezie.
Questa non è una novita, ne ho parlato anche qui l'anno scorso, ma settimana scorsa quando sono passata per caso davanti al mercato del pesce e ho visto che era molto più pulito di quindici anni fa, ho pensato di dargli un'altra chance. Non ci andavo da tantissimi anni perché la puzza era insopportabile e il pavimento sporchissimo, meglio dimenticarsi del pesce, ma un amico olandese, che viveva qui da anni, aveva un pescivendolo che lo serviva bene e ogni tanto andavo con lui proprio a comprare quei gamberoni enormi buonissimi.
Andare da sola proprio non me la sentivo, e non mi piace dipendere da nessuno, piuttosto è stato più facile dimenticarsi del pesce fresco e passare alle scatolette.
Settimana scorsa quindi compro i gamberoni che ho postato, che si sono rivelati buoni e concordo col pescivendolo che sarei tornata solo con la garanzia di comprare pesce davvero fresco, e invece ecco che subito già la seconda volta mi frega.  Gli ho anche chiesto in quali giorni della settimana arriva il pesce fresco, perchè anni fa sapevo che arrivava solo giovedì e domenica, e ha cominciato a farmi la litania, lunedì, martedi.  .  . e che mi prendi per il c. . .? Ma in verità il tizio che mi ha risposto era del banco vicino e invece il ragazzo che mi ha servito mi ha detto sottovoce di non andare il lunedì, intanto che il padrone del banco era tornato a sedersi fuori, qui i padroni mica lavorano. No, neanche questa è una novità, questa è la mente indiana di emme che gioisce nel prenderti per i fondelli soprattutto se sei una donna occidentale.
Ma perché continuo a meravigliarmi dopo vent'anni che sto in questo paese dove la gente vive pensando solo a fare soldi fregando gli altri? Altro che India spirituale, l'India è materialistica anche più di qualsiasi altro paese al mondo, ma si nasconde dietro una copertura spirituale che risale a cinque mila anni fa, e che oltretutto impedisce agli indiani di soddisfare apertamente le loro esigenze materialiste e quindi si accontentano anche di fregarti per pochi soldi. Non è ridicolo?

Oddio mica che quel pesce l'ho pagato poco, ma quello che voglio far capire è che se possono ti fregano anche per poche rupie, ti fregano però col sorriso, e quando ti fregano in cose così piccole c'è da chiedersi quanta intelligenza si celi dentro il loro cervellino. Quanto è l'IQ indiano? non che io creda molto alle statistiche ma pare che sia 81, pochino eh? ma ciò non toglie che ci siano persone intelligenti.
D'altronde cosa ci si può aspettare da un paese sovrappopolato, povero, pieno di malattie, e analfabeta? Nel 2009 solo il 76,9% degli uomini e il 54,5% delle donne risultavano alfabetizzati, e la chiamano la più grande democrazia del mondo!
Attenzione però cari italiani, noi non andiamo tanto meglio, infatti in Italia ci sono quasi sei milioni di analfabeti, che è il 12% della popolazione. E' stato molto interessante fare questa ricerchina che mi ha fatto capire anche perché certa gente si fa imbonire di chiacchiere dal capo in primis.

Per concludere, l'India brama il materialismo [pun intended niente a che vedere col dio Brama] mostrando però la classica faccia ipocrita holier-than-thou, con lo sguardo altero di quelli che possono insegnare al mondo la spiritualità, e il ridicolo è che riescono a farlo, sia pure con le dovute eccezioni.
Non che la cosa mi tocchi particolarmente, ma mi fa incazzare che a causa di questa avidità e idiozia io non posso mangiare il pesce fresco, ecco che ha a che fare tutto questo con i King Prawns.
  1. La ricetta che usavo fare con questi gamberi Re [king] quando li avevo freschi è semplicissima.
  2. Si fanno rosolare con il carapace tagliato sul dorso [che serve ad eliminare il budello], in tanto burro, sale e pepe, talvolta uno spicchio d'aglio, e il profumo si spande per tutta la casa.
  3. Il profumo di questi mi ha subito allertata e ho quindi aggiunto un po' di timo e sedano tritato [non ho trovato il prezzemolo, mica si trova sempre], sfumando con il vino bianco. Non erano malissimo ma se devo mangiare pesce non freschissimo preferisco non mangiarlo.
Ma non sembrano belli?  Di certo non puzzavano quando li ho comprati, ma che gli avranno messo, il bicarbonato? Gli altri li ho fatti a tempura, aperti a farfalla, e al mio ospite indiano sono piaciuti molto, a me ovviamente un po' meno.
Per soddisfare la vostra curiosità vi dico che il piatto è 23 cm di diametro, il king prawn pesa 250 grammi, e gli altri 60 grammi l'uno. Le teste le ho buttate via.

Friday, September 3, 2010

Dragon fruit - Pitaya


Un'altro frutto tropicale dal bellissimo colore fucsia fluorescente, uno dei tanti frutti della famiglia delle Cactaceae, questo che vedete in foto pesa mezzo chilo, e me lo sono mangiata tutto!
Non è troppo dolce, anzi piuttosto delicato, meno rustico del fico d'india che io però preferisco a causa delle mie origini calabro-sicule e i ricordi d'infanzia.
In inglese si chiama strawberry-pear [fragola-pera] perché la varietà più diffusa, che io qui non ho mai visto,  ha la polpa rosa intenso dello stesso colore esterno, ma come sapore non assomiglia alla fragola e nemmeno alla pera. Esiste anche una varietà gialla con le spine e senza spine.


La polpa molto simpatica e morbida [come la consistenza del kiwi] si mangia col cucchiaio che si affonda molto facilmente come dentro una sostanza leggera, e i semini sono talmente piccoli che non danno alcun fastidio.
La pianta originaria del Messico e Sud America si è diffusa per i tropici e quindi l'Asia, e ho letto che di recente è stata introdotta anche in Kerala, nel sud dell'India da dove probabilmente vengono questi che si vedono sul granito nero della mia cucina.

Thursday, September 2, 2010

Spaghetti al pomodoro piccante con melanzane fritte



Oggi avevo voglia di un gusto tutto italiano molto rosso, burroso, piccante e pom-odoroso.
Ho cucinato gli spaghetti di Gragnano che avevo comprato settimana scorsa e ho notato che costano solo cinque rupie più del n 5, accipicchia praticamente niente. Al super, sorpresa dalla bella novità, non avevo voluto controllare per non trovarmi un prezzo che mi avrebbe fatto dire no grazie - ho sempre i miei principi e anche se me lo posso permettere non mi piace buttar via i soldi, ma almeno una volta compro ad occhi chiusi, valuto e poi decido.
Ora devo tornare di corsa ed accaparrarmi tutti i pacchetti che trovo, spero che siano almeno una decina, sono ottimi e costano meno della De Cec...

Per curiosità vi metto i prezzi dei pacchetti da mezzo chilo, al cambio di oggi:
2,60 - Bar....a n5 [costa troppo rispetto agli altri due]
 2,68 - Gar.....lo [costa poco rispetto al prezzo italiano]
 3,10 - De C...co [costa troppo ma era la migliore sul mercato indiano, fino a settimana scorsa]
e sto parlando solo di spaghetti perchè gli altri formati costano molto di più.

Ingredienti:
  • spaghetti cotti al al dente di ottima qualità
  • pelati italiani [o anche passata di pomodoro che qui non esiste]
  • estratto di pomodoro italiano
  • un pizzico di zucchero
  • cipolla
  • peperoncino piccante e anche semi-piccante [hanno gusti diversi]
  • sale 
  • burro
  • olio extravergine di oliva
  • parmigiano grattugiato
  1. Rosolate la cipolla tritata fine in olio e burro, e quando è dorata aggiungete i peperoncini e l'estratto di pomodoro - fate cuocere rimestando finché riappare l'olio.
  2. Aggiungete i pelati e lo zucchero, lasciate cuocere, rimestando di tanto in tanto, finche si restringe. Aggiustate di sale e aggiungete del burro fresco. 
  3. Mantecate gli spaghetti nel sugo e servite con parmigiano e melanzane fritte di contorno.

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